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«Addio mia Italia, addio». O arrivederci? Perché i giovani se ne vanno? Tornerebbero? A quali condizioni? E quelli che restano come se la passano? Parte la ricerca Fondazione Nord Est-Regione Veneto.

I giovani vanno via dall’Italia. Due milioni in dieci anni. Perché? Quali sono le condizioni per tornare? Come valutano le condizioni di vita nel Bel Paese quelli che sono rimasti? La parola a loro: parte la ricerca della Fondazione Nord Est che, grazie al convinto sostegno della Regione Veneto, indaga le ragioni della grande diaspora. È la prima indagine di questo tipo in Italia, ed è rara anche a livello internazionale.

Condividi Pubblicato il 8 mar 2023

Due milioni. Sono i giovani italiani che negli ultimi dieci anni hanno deciso di andarsene dal Bel Paese. Al netto di quelli che sono rientrati. Un numero che, secondo le prime stime della Fondazione Nord Est, è quattro volte il dato ISTAT, che si fonda sulle evidenze anagrafiche molto lacunose.
È una perdita secca per l’Italia.

Enorme in termini di capitale umano. La Fondazione Nord Est la valuta in quasi 600 miliardi di euro, se si contabilizzano sia le spese delle famiglie dal concepimento all’espatrio sia quelle pubbliche in istruzione e assistenza (dalla sanità ai trasporti a costi sussidiati).

Ma non meno grande in termini di minor crescita della produttività, difficoltà delle imprese a fare investimenti per mancanza di personale, più bassa natalità, inferiore domanda interna, e via elencando.

Un’emorragia umana, sociale ed economica, che rende più traballante la sostenibilità del debito pubblico italiano. Urge intervenire, ma prima ancora occorre conoscere.

Cosa ha spinto quei giovani ad andarsene? È solo una questione di maggiore retribuzione? O sono stati altri fattori? Come stanno all’estero? Hanno realizzato i loro sogni? Sarebbero disposti a rientrare? A quali condizioni?

E i giovani che invece sono rimasti qui hanno anche loro cullato il progetto di trasferirsi altrove? Oppure sono soddisfatti e non hanno alcuna intenzione di andarsene? Come valutano le condizioni lavorative? E la qualità della vita italiana? Cosa li aiuterebbe di più, per esempio, a mettere su famiglia?

Presto avremo le risposte a queste e ad altre analoghe domande. La Fondazione Nord Est lancia una doppia indagine demoscopica: ascoltando i giovani connazionali espatriati e i loro coetanei che vivono nella terra natìa. Si tratta di due indagini campionarie distinte, anche se inevitabilmente molte parti dei due questionari si sovrappongono.

Le indagini e la ricerca che la completa sono rese possibili grazie al pieno e convinto supporto della Regione Veneto. Il Presidente Luca Zaia da tempo chiedeva pubblicamente evidenza empirica delle reali motivazioni che spingono tanti giovani italiani ad andarsene, e ha colto l’occasione delle analisi della Fondazione sul fenomeno per incaricarla di indagare, così da mettere in atto le più appropriate misure, come ha sottolineato anche in una recente intervista a l’Arena di Verona.

Le indagini verranno condotte da Questlab, la società guidata da Giuseppe Castiello, Fabio Occari e Nicola Ianuale e specializzata in sondaggi di natura economico-sociale (realizza, tra gli altri, per la Banca d’Italia l’Indagine sulle aspettative di inflazione e crescita e il Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia).

Riguardano campioni statisticamente significativi di giovani nella fascia di età 18-34 anni. E non saranno confinate al solo Veneto, dove le imprese denunciano l’acuta e crescente difficoltà di trovare e trattenere giovani. Ma vengono estese a tutto il Nord. Per tre ragioni: la prima, non c’è regione settentrionale che sia esente dalla diaspora di giovani; la seconda, dal confronto tra regioni potranno emergere differenze dovute a specificità locali; la terza, fornire strumenti di comprensione a tutti i governi regionali, così da eventualmente coordinare gli interventi per recuperare attrattività e ridare nuove prospettive di crescita al motore dell’economia italiana.

La ricerca della Fondazione Nord Est non si limiterà ai sondaggi, ma andrà a fondo sulle principali tematiche che dai sondaggi emergeranno. Lo farà sia con focus group sia con interviste mirate e dettagliate. Inoltre, l’emergenza della questione giovanile italiana verrà analizzata nelle sue tre principali manifestazioni: la diaspora, appunto; la caduta delle nascite (ossia si “fanno” sempre meno giovani); e i NEET (quelle persone che non lavorano e non studiano).

Il coordinamento scientifico della ricerca è stato affidato a Daniele Marini, Professore di Sociologia dei processi economici all’Università di Padova. Nella Fondazione Nord Est ne è incaricata Silvia Oliva, Ricercatore senior, con la supervisione di Luca Paolazzi, Direttore scientifico.

Il gruppo di lavoro è completato da Elisabetta Grigoletto, responsabile dell’assistenza tecnica di FSE ed esperta di politiche comunitarie e giovani per la Regione Veneto e Carolina Zanoni, referente della Direzione del Presidente come esperta di comunicazione. A ulteriore supporto per le questioni statistiche, la Regione Veneto ha disposto la partecipazione al gruppo di Desirè Molin.

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