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Brennero, una piattaforma per il futuro

Condividi Pubblicato il 15 giu 2026

Per decenni abbiamo guardato al Brennero come a un’infrastruttura di attraversamento: un valico, un corridoio, in alcuni casi un collo di bottiglia da superare per rendere più fluido il rapporto tra l’Italia e il cuore produttivo dell’Europa. È una lettura corretta, ma oggi non basta più.

Il Brennero resta uno degli assi fondamentali delle relazioni economiche tra Italia, Austria e Germania. I numeri lo confermano. Nel 2025 l’interscambio tra Italia e Austria ha superato i 26 miliardi di euro, consolidando l’Italia come uno dei primi tre partner commerciali di Vienna. Nello stesso anno l’interscambio commerciale tra Italia e Germania ha raggiunto i 157,8 miliardi di euro, tornando a crescere dopo due anni di calo, con un aumento dell’1,2% sull’anno precedente e il terzo valore più alto mai registrato.

Proprio questa centralità economica impone però di allargare lo sguardo alle trasformazioni in atto.

In un’economia sempre più digitale, basata sui dati ed elettrificata, la competitività non dipenderà soltanto dalla capacità di muovere merci, ma dalla possibilità di collegare reti diverse: trasporti, energia, idrogeno e dati. È qui che il tema del Brennero incontra quello del mercato unico dell’energia.

Per un sistema industriale sempre più elettrificato, l’energia non è più soltanto un fattore di costo: è una condizione di competitività. E perché sia disponibile, sicura e meno esposta alla volatilità, servono reti transfrontaliere, interconnessioni e infrastrutture comuni. Senza questa dimensione fisica, il mercato unico dell’energia resta un obiettivo incompiuto.

La crisi energetica degli ultimi anni ha mostrato quanto l’industria europea sia vulnerabile quando l’energia è costosa, instabile o dipendente da forniture esterne. Ha anche reso evidente che nessun Paese può affrontare da solo questa transizione. Sicurezza energetica, decarbonizzazione e competitività industriale sono ormai parti della stessa agenda europea.

Da questo punto di vista, il rapporto tra Italia, Austria e Germania assume un significato nuovo. Non si tratta soltanto di collegare meglio i rispettivi mercati nazionali, ma di costruire uno spazio produttivo ed energetico più integrato. Il Brennero può diventare il luogo concreto in cui la cooperazione europea passa dalle dichiarazioni ai fatti. Se resta solo un problema di attraversamento, ogni scelta appare come un costo locale o nazionale. Se invece viene letto come parte di una piattaforma europea, opere, investimenti e compromessi possono essere ricondotti a un beneficio comune: competitività industriale, sicurezza energetica e sostenibilità dei trasporti.

In questa prospettiva, infrastrutture dei trasporti e infrastrutture energetiche non sono capitoli separati, ma leve complementari della stessa politica industriale. Un’impresa manifatturiera competitiva avrà bisogno di logistica efficiente, energia a costi prevedibili, accesso a fonti rinnovabili, connessioni digitali affidabili e regole europee che riducano l’incertezza.

Il Brennero, allora, assume un significato più ampio. Non è soltanto il punto in cui l’Italia guarda verso l’Austria e la Germania, ma uno dei luoghi in cui l’Europa può dimostrare di saper costruire infrastrutture comuni per una nuova stagione industriale.

La vera sfida è passare da una logica di attraversamento nazionale a una logica di piattaforma europea: il Brennero come infrastruttura condivisa tra Italia, Austria e Germania, al servizio di merci, energia, industria e decarbonizzazione. È qui che la cooperazione tra Stati diventa politica industriale europea.

Nel Novecento il Brennero collegava fabbriche e mercati. Oggi deve collegare industria, energia e dati. Se sapremo interpretarlo in questa chiave, non sarà soltanto un’opera di attraversamento alpino, ma una delle cerniere della rinnovata competitività europea.

* Articolo comparso su l’Adige.

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