Nelle ultime settimane molti economisti si sono interrogati sul futuro delle catene globali del valore (CGV), l’abbiamo fatto anche noi di Fondazione Nord Est con un webinar che si può rivedere nel nostro canale youtube.
I motivi di tale attenzione risiedono nel fatto che secondo alcuni la pandemia sembrerebbe rappresentare un nuovo punto di svolta nella (recente) storia delle catene globali del valore, capace di modificarne la traiettoria evolutiva in maniera radicale.
Prima di interrogarsi sul futuro, per inquadrare la questione vale la pena analizzare la storia recente delle CGV. Gli anni ’90 possono essere considerati il decennio in cui queste forme di coordinamento internazionale della produzione si sono affermarte grazie ad una serie di condizioni favorevoli che vanno dalla caduta del muro di Berlino all’entrata della Cina nel WTO passando per una serie di innovazioni tecnologiche nell’ambito dell’ICT che hanno reso agevole il coordinamento a distanza delle attività produttive. Il periodo 2000-2008 rappresenta una vera e propria “età dell’oro” nella fase di espansione e ramificazione delle CGV interrotta, solamente dalla doppia crisi del 2008/2012 (fig. 1).
I primi risultati di un lavoro di Kemal Kilic e Dalia Marin apparsi su VoxEu.org https://voxeu.org/article/how-covid-19-transforming-world-economy permettono di fare alcune considerazioni interessanti sui motivi che hanno stoppato l’espansione delle CGV ma anche su quello che potrebbe avvenire dopo la pandemia.

Fonte: https://voxeu.org/article/how-covid-19-transforming-world-economy
Secondo i due economisti l’elemento che ha determinato la fine del periodo di espansione delle CGV è la crescente incertezza che si è affermata negli scenari internazionali a partire dal 2008.
Le verifiche condotte dai due autori evidenziano una correlazione negativa tra livello di incertezza (misurata attraverso il World uncertainty index – WUI) e l’espansione delle CGV (Fig. 2).
La crisi del 2008 ha quindi interrotto l’età dell’oro dell’espansione delle CGV e si sono sviluppati i primi fenomeni di regionalizzazione che hanno portato all’affermazione di tre grandi piattaforme manifatturiere “Factory Asia”, “Factory North America” e “Factory Europe” anche attraverso flussi importanti di reshoring e nearshoring.
Perché le imprese hanno avviato processi di reshoring? Secondo i due autori le imprese, nel momento in cui devono scegliere la localizzazione dei propri impianti produttivi (ma anche delle reti di fornitura), confrontano i risparmi generati dalla partecipazione alle CGV (derivanti, in primo luogo, dal differenziale nei costi del lavoro tra i paesi low wage e high wage, tenuto conto dei costi di trasporto) e i risparmi che invece sono garantiti dall’adozione di automazioni nei processi produttivi (che permettono un minor uso del fattore produttivo lavoro nei paesi in cui questo è più costoso). La crisi del 2008 ha introdotto nel confronto la variabile “rischio” determinato, ad esempio, dalla crescente ondata di protezionismo che rende più costosi e meno fluidi gli scambi lungo le CGV. Nello stesso periodo gli investimenti nell’automazione degli impianti produttivi sono diventati più vantaggiosi grazie a condizioni particolarmente favorevoli sul mercato dei capitali generate da politiche monetarie espansive attuate in risposta alle crisi del 2008 e del 2011 (Figura 3).

Fonte: https://voxeu.org/article/how-covid-19-transforming-world-economy
Aumento del rischio e condizioni favorevoli per gli investimenti hanno modificato il rapporto tra investimenti in automazione e CGV. Prima della crisi del 2008 le due strategie erano complementari, dopo la crisi sono diventate sostitute. In altre parole, prima della crisi globale, le aziende utilizzavano entrambe per ridurre i costi, dopo la crisi, le aziende hanno cambiato rotta e hanno sostituito gli investimenti nelle CGV con l’adozione di robot (Figura 4).

Fonte: https://voxeu.org/article/how-covid-19-transforming-world-economy
Negli ultimi anni abbiamo assistito a grandi cambiamenti nell’economia mondiale con una ripresa della produzione manifatturiera nei paesi ad alto reddito. La quota di produzione manifatturiera potrebbe continuare ad aumentare nei paesi ricchi ma non necessariamente andrà a beneficio dei lavoratori. Kilic e Marin sostengono che Donald Trump (e l’ondata di protezionismo) e la pandemia da COVID-19 accelereranno questi cambiamenti nella divisione internazionale del lavoro ma che il vero fattore scatenante di questa riorganizzazione dell’economia globale è stata la crisi globale del 2008/2009.
Non ci resta che aspettare la versione definitiva del lavoro di Kilic e Marin per poter valutare in dettaglio i primi risultati esposti ma la traiettoria sembra segnata: il mix tra alti livelli di incertezza e basso costo del denaro rafforzeranno i processi di regionalizzazione delle CGV sui quali influiranno anche le politiche di gestione del rischio ispirate alla “ridondanza”. La pandemia ha infatti evidenziato come potrebbe essere auspicabile diversificare i propri fornitori e aumentare le scorte nei magazzini come forma di “assicurazione” contro i potenziali rischi. I processi di regionalizzazione sono inoltre favoriti anche da alcuni cambiamenti tecnologici (ad esempio da quelli sviluppati nell’ambito della quarta rivoluzione industriale) che hanno reso meno rilevanti le economie di scala e quindi favorito la moltiplicazione di siti produttivi.
In estrema sintesi: tre fattori stanno incidendo in maniera importante sulle scelte localizzative delle imprese favorendo processi di regionalizzazione delle CGV: livello di incertezza, basso costo del denaro e nuove tecnologie a disposizione. La pandemia? Potrà accelerare i processi già in atto, incidendo su due dei fattori precedenti….
