
Ladies and Gentlemen…signori e signore…benvenuti nel gorgo del tempo! Big Bang Circus…!!
Come lo possiamo chiamare? Un tempodromo, uno spaziodromo o un universodromo…beh insomma…il circo dalle mille dimensioni dove potremmo attraversare il tempo, lo spazio e la conoscenza simultaneamente in due direzioni opposte. Dai miti, quei primissimi racconti sull’origine, ovverosia, dalla notte dei tempi e giù, giù, giù attraverso tutte le epoche fino a noi…e da noi, qui adesso, via! Indietro, indietro perlustrando il cielo. Su, su e su a ritroso nell’universo fino…al Big Bang.
Queste le parole tratte dall’opera musicale contemporanea “Big Bang Circus”, di cui consiglio vivamente l’ascolto. L’autore, uno dei più autorevoli compositori moderni, Claudio Ambrosini, veneziano, tra i numerosi riconoscimenti ricevuti vanta l’assegnazione del Leone d’Oro alla biennale di Venezia del 2007.
E la suggestione musicale ha fatto da intermezzo a due interessanti momenti di discussione in Officina Stellare S.p.A il 16 dicembre 2022, nell’ambito dell’incontro organizzato da Fondazione Nord Est C’è Space per tutti. Chi è pronto, chi no, in occasione della seconda giornata nazionale dello spazio.
Il primo. Il telescopio delle imprese, con le testimonianze di Giovanni Dal Lago di Officina Stellare, di Elena Toson di T4i, Anna Gregorio nella sua duplice veste di docente di astrofisica all’Università di Trieste e CEO di PicoSats, Paolo Cavallari di Isoclima e con la presenza di Veneto Sviluppo con Fabrizio Spagna. Un tavolo di discussione interessante che ha raccontato come le aziende si sono avvicinate alla Space Economy e quali sono le potenzialità di questa nuova frontiera. Su tutto un forte bisogno espresso: networking. La necessità di poter “fare rete”, condividere “gioie e dolori” e sperimentare un modello di aggregazione che consenta di fare squadra. Una sinergia necessaria tra mondo della ricerca e sistema delle imprese per essere incisivi nel mercato globale della space. Un mercato, che secondo il rapporto di CITI, conta 400 miliardi il fatturato ora, mille miliardi nel 2040 (ma c’è chi stima 3mila). Una crescita del 5% annuo che nessun altro settore può vantare. Senza contare che l’Italia è tra i pochi paesi che ha un budget pubblico per lo spazio di oltre 1 miliardo di dollari ed è il terzo contributore dell’ESA con 2,3 miliardi di euro dopo Francia e Germania.

Il secondo. Il vettore della ricerca con Lorenzo Ciapetti di Antares, Angelo Cavallo del Politecnico di Milano, Carlo Bagnoli di Cà Foscari e Giuseppe Caldiera di Cuoa Business School.
Si prospetta uno scenario interessante.
Innanzitutto, il potenziale tecnologico e commerciale dell’Aerospace Valley in Emilia-Romagna, territorio ad alta intensità manifatturiera proprio come il Veneto. Lorenzo Ciapetti condivide una prima analisi sulla specializzazione della value chain regionale e delinea delle traiettorie di evoluzione e trasformazione, date dalla space economy, che possono essere estese anche in altri tessuti economici regionali come il nostro.
Poi una interessante punto di vista di Angelo Cavallo su cos’è la space economy e su come sia decisivo il finanziamento privato per lo sviluppo del settore qualora si voglia incentivarne l’ecosistema di PMI e di start-up.
E ancora, ben racconta Carlo Bagnoli la rivoluzione del Deep Tech, nuovo approccio alla risoluzione dei problemi che pone al centro la persona e che necessita di immaginare nuovi modelli di business, rappresentando una grande opportunità per le imprese che operano nella space economy.
Inoltre, la space economy e la sua diffusione influisce anche in un altro ambito particolarmente importante: quello delle competenze e dell’attrattività di un territorio. Può aiutare a trattenere e attrarre i giovani talenti, che oggi invece scelgono di andarsene dall’Italia.
E qui l’ambizioso progetto di Fondazione Nord Est: mappare, con metodi innovativi le imprese del Nord-est che operano o potrebbero operare nella space economy; fare proselitismo, illustrando con storie aziendali le opportunità del settore.
Allora, come ricorda il nostro direttore scientifico, Luca Paolazzi, è pronto chi riconosce le proprie core competencee le usa per entrare in nuovi campi, chi promuove i giovani talenti, chi utilizza i big data e chi non ha paura di volare. È pronto chi mette in rete i macchinari e li fa dialogare, chi sposa il risparmio energetico e le fonti rinnovabili, chi si ferma a guardare le stelle perché sono la fonte della vita.
Non è pronto chi pensa che la space economy non lo riguardi, chi crede che la competitività sia solo una questione di costi, chi non si prende cura della vita di chi lavora nella sua impresa, chi guarda agli immigrati con fastidio, chi è sempre alla rincorsa dell’emergenza, chi pensa che sia tutta colpa dello Stato e della burocrazia, chi non crede che l’uomo sia andato sulla Luna.