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Dazi e incertezza frenano il Nord-Est: cosa raccontano i dati sull’export verso gli USA

Condividi Pubblicato il 28 mar 2026

Foto generata con Nano Banana

Nel 2025 le esportazioni del Veneto verso gli Stati Uniti sono scese del 6,4%, mentre in Friuli-Venezia Giulia sembrano crescere del 45%. Il dato cambia radicalmente se si esclude la cantieristica navale: in quel caso anche l’export friulano verso il mercato americano risulta in calo. Dietro questi numeri si intravedono alcuni dei primi effetti della nuova stagione di tensioni commerciali che segna questa fase della globalizzazione.

Per molte imprese del Nord-est il 2025 è stato un anno di attesa sul mercato statunitense. Gli annunci sull’introduzione di nuovi dazi da parte dell’amministrazione Trump si sono susseguiti nel corso dei mesi, alimentando un clima di incertezza. Alcune aziende hanno anticipato ordini e spedizioni per evitare possibili rincari, mentre altre hanno rinviato decisioni commerciali in attesa di capire portata e tempi delle nuove misure. Anche dopo l’entrata in vigore delle tariffe il quadro è rimasto complesso. In diversi casi le nuove regole si sono rivelate difficili da interpretare e applicare, mentre sul piano giuridico restava aperto il nodo della legittimità del loro utilizzo da parte dell’esecutivo statunitense.

In un contesto così instabile osservare i dati diventa essenziale per capire come queste dinamiche si riflettano sui flussi commerciali. L’analisi che segue è volutamente ricca di numeri: l’obiettivo è quantificare il fenomeno e mostrare come le tensioni commerciali si traducano in effetti concreti sui territori e sui singoli settori produttivi.

Partiamo dal Veneto. Nel 2025 le esportazioni verso gli Stati Uniti registrano una flessione del 6,4% rispetto all’anno precedente. I cali più marcati riguardano gli strumenti e le forniture mediche e dentistiche (-28,6%), categoria che comprende una parte rilevante dell’occhialeria veneta, oltre ai metalli (-9,7%) e ai macchinari (-3,1%). Crescono invece le vendite di abbigliamento (+63,1%) e dei prodotti chimici (+16,7%).

A livello provinciale il quadro è articolato. Solo Padova (+10,6%) e Rovigo (+7,9%) chiudono l’anno con esportazioni in aumento verso il mercato statunitense. Nel padovano crescono soprattutto abbigliamento e macchinari, mentre arretrano i prodotti in metallo. Rovigo registra aumenti significativi nei prodotti chimici, nel farmaceutico e nell’alimentare e bevande, mentre diminuisce l’export di mobili. Tutte le altre province segnano invece una contrazione. Venezia (-4,2%) e Treviso (-8,1%) risentono soprattutto del calo di macchinari, metalli e apparecchi elettrici. Vicenza (-3,3%) registra flessioni nei metalli, nei macchinari e nell’alimentare e bevande. Verona (-7,1%) paga in particolare il calo dei macchinari e delle bevande, comparto in cui il vino ha un peso rilevante sul mercato statunitense. Il caso più critico è Belluno (-35,5%), dove il forte calo delle esportazioni di strumenti e forniture mediche e dentistiche (-40,0%) riflette le difficoltà dell’occhialeria sul mercato americano.

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Diverso, almeno in apparenza, il quadro in Friuli-Venezia Giulia. Nel 2025 l’export verso gli Stati Uniti cresce del 45,1%, ma il dato è quasi interamente trainato dalla cantieristica navale. Una volta depurato da questo settore, le esportazioni regionali verso il mercato statunitense segnano invece un calo del 12,2%. Tra i comparti più penalizzati figurano i metalli (-50,1%), i mobili (-14,5%) e i computer ed elettronica (-66,8%), mentre, al netto della cantieristica, la crescita riguarda soprattutto gomma e materie plastiche (+47,3%). Anche a livello provinciale emergono dinamiche molto differenziate. Pordenone (-5,8%) e Udine (-17,1%) registrano una contrazione dell’export verso gli Stati Uniti, mentre Gorizia (+4,7%) e soprattutto Trieste (+913,5%) risultano in crescita. Il dato triestino è tuttavia quasi interamente legato alla cantieristica: al netto di questo settore l’export della provincia segnerebbe un calo del 32,7%. Nel dettaglio, Pordenone risente del calo di mobili, mezzi di trasporto e metalli, mentre cresce il comparto della gomma e plastica. Udine registra flessioni nei metalli e nei macchinari, con segnali positivi negli apparecchi elettrici e in altre manifatture. A Trieste pesano i forti cali di computer ed elettronica e dei macchinari, mentre Gorizia compensa alcune flessioni con una marcata crescita dei macchinari.

Nel complesso emerge un Nord-est che continua a esportare, ma in un contesto diventato più incerto e complesso. I dati sull’export verso gli Stati Uniti non raccontano solo le oscillazioni congiunturali di alcuni settori, ma riflettono anche cambiamenti più profondi nel contesto internazionale. Il ritorno dei dazi e l’uso sempre più frequente degli strumenti economici nelle rivalità tra Stati segnalano infatti l’ingresso in una nuova fase della globalizzazione, in cui commercio, sicurezza nazionale e competizione politica tendono a intrecciarsi sempre più strettamente. I numeri del Nord-est offrono una delle prime evidenze concrete di questa trasformazione.

*articolo apparso sui quotidiani del gruppo NEM il 16 marzo 2026

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