
Fondazione Nord Est ha partecipato all’ultimo evento Stembyte organizzato da Confindustria Veneto Siav e incentrato sulle donne nel mercato del lavoro e nella formazione, fornendo una presentazione dei dati relativi al divario di genere nelle discipline Stem – Science, Technology, Engineering, Mathematics.
Come sappiamo, studiare paga – il tasso di occupazione scende vertiginosamente al diminuire del titolo di studio – ma studiare discipline Stem sembra dare un ritorno più elevato. Dopo l’ambito medico-farmaceutico – caso peculiare del sistema italiano – è proprio l’area scientifico-tecnologica ad avere il tasso di occupazione più elevato.
E se osserviamo le professioni più richieste si nota facilmente che si tratta di due principali profili: i tecnici qualificati e gli specializzati in discipline scientifiche, matematiche e tecnologiche, appunto. In Veneto nel 2023 in almeno due casi su tre le imprese hanno dichiarato di aver avuto difficoltà a reperire ingegneri, siano essi afferenti all’ambito matematico, informatico o elettronico e dell’informazione, dove la difficoltà di reperimento sale addirittura al 75%.
I dati Almalaurea mostrano come i tre ambiti con le retribuzioni più elevate sono proprio l’informatica e le tecnologie ICT, l’ingegneria industriale e dell’informazione e la sfera medico-sanitaria, pur considerando esclusivamente il lavoro dipendente a tempo pieno a cinque anni dal conseguimento della laurea di secondo livello.
Studiare paga e in più riduce – ma non annulla – il divario di genere. Infatti la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile scende dal 32,3% tra gli occupati e le occupate con titolo di studio secondario inferiore (scuole medie) al 6,9% tra coloro che hanno almeno un titolo di studio terziario. Complessivamente il divario occupazionale è di oltre 20 punti percentuali, il doppio della media europea e all’incirca il triplo di Francia e Germania.
Si riduce di metà se si considera il solo differenziale in ambito Stem, mentre permane il gap retributivo. Infatti, sempre secondo la stessa indagine Almalaurea, lo stipendio medio a 5 anni dal titolo di studio terziario è di 1720 euro per le occupate e di 1948 euro per gli occupati, il 13% in più del salario femminile. Considerando la totalità dei titoli di studio terziari la retribuzione media femminile è di 1640 euro mentre quella maschile conta 232 euro in più.
Per quanto attiene alla formazione, in Italia solo 3 giovani su 10 dispongono di un titolo di studio terziario, mentre in Francia e Spagna sono 5 e in Germania 4, dato prossimo alla media europea. Non vi sono però grandi differenze tra Italia ed Unione Europea nella composizione per genere dei corsi di laurea.
In Italia la partecipazione alla formazione terziaria è composta al 56% da studentesse ma le iscritte ai corsi di laurea Stem sono la metà degli iscritti maschi e l’informatica è il ramo che vede i maggiori divari, sia nella formazione che nel mercato del lavoro.
Insomma, le disuguaglianze devono essere combattute tanto nell’orientamento alla formazione quanto nel mercato del lavoro, pena una fonte di declino dello sviluppo e della giustizia sociale del Paese.