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E se il vicino conoscesse il vostro reddito?

Skatteetaten: il sito del fisco norvegese che ha più visite di Facebook

Condividi Pubblicato il 15 apr 2019

Verso la fine di ogni anno, circa a metà ottobre, il portale della Skatteetaten ovvero l’Agenzia delle Entrate Norvegese, diventa uno dei siti più visitati del paese. Non tanto per visionare la propria dichiarazione dei redditi quanto per “curiosare” quello che gli altri hanno effettivamente guadagnato e quante tasse hanno pagato.
Si tratta di una lunga tradizione risalente al 1863, anno in cui gli uffici dello stato cominciarono a rendere pubblicamente disponibili i registri aggiornati all’ultima dichiarazione dei redditi. Dal 2001, i registri sono disponibili anche in forma digitale agevolandone ulteriormente l’accesso a chiunque sia in possesso di una connessione internet. Il fatto che nel 2018 il 96% delle famiglie norvegesi abbia avuto l’accesso all’internet, fa sì che la piattaforma della Skatteetaten per un paio di settimane all’anno faccia da serio concorrente a Facebook e agli altri social. Infatti, a 6 anni dalla digitalizzazione dei registri, il 40% dei norvegesi dichiarava di aver usufruito del servizio, mentre nessun altro social è mai riuscito a raggiungere tali livelli (nel 2019, ad esempio, il Facebook sfiorava il 35%, LinkedIn 25% e Twitter 24%).
La Norvegia rappresenta senza alcun dubbio lo stato campione in termini di trasparenza fiscale. Quanto può far bene un tale grado di apertura e di trasparenza? Secondo alcuni, il libero accesso ai registri rappresenta un deterrente efficace contro i politici corrotti e i potenziali evasori in generale (Bø et al. 2015), altri invece sostengono che lo strumento sia utilizzato solamente ai fini di “curiosare” nelle vite altrui.
Comunque sia, un accesso libero ai registri fiscali agevola significativamente il confronto tra la propria situazione economica e quella degli altri. A nessuno piace sentirsi indietro – vedersi in basso nella scala retributiva rispetto agli amici, conoscenti e/o colleghi potrebbe rafforzare la percezione della deprivazione relativa e incidere sul benessere percepito degli individui. Chi sta relativamente meglio (ovvero gli individui più ricchi) è anche più felice, ha più autostima e percepisce un livello di benessere superiore rispetto a chi si sente più povero.

Figura 1. Evoluzione del gradiente felicità – reddito

Fonte: Perez-Truglia, R. (2019), The effects of oncome transparency on well-being: Evidence from a natural experiment.

In un recente studio sugli effetti della trasparenza fiscale sul benessere percepito, Ricardo Perez – Truglia usa l’informazione sulla percezione individuale di felicità e di soddisfazione di vita estratta dalla “Norwegian Monitor Survey”, e dimostra che la digitalizzazione dell’accesso ai registri e la loro divulgazione in rete a partire dal 2001 ha portato ad un aumento del gradiente felicità – reddito e di quello relativo alla soddisfazione di vita, rispettivamente pari al 29% e al 21%.
La Figura 1 riporta l’evoluzione del gradiente felicità – reddito nel tempo. I coefficienti si riferiscono alla variazione del gradiente rispetto al triennio 1997 – 2000 (normalizzata a 0). Dalla figura emerge un quadro interessante: i coefficienti associati ai due gradienti nel periodo 1985 -2000 sono molto vicini a zero e statisticamente non significativi, mentre a partire dal 2001 diventano positivi e, nella maggior parte dei casi statisticamente significativi. Inoltre, dalla Figura 2 risulta che tale aumento è particolarmente evidente per la categoria di individui generalmente più presenti in rete (linea rossa) rispetto a quelli che navigano meno (linea blu).

Figura 2. Evoluzione del gradiente felicità – reddito per uso internet

Fonte: Perez-Truglia, R. (2019), The effects of oncome transparency on well-being: Evidence from a natural experiment.

Link ad altri documenti

https://www.nber.org/papers/w25622

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