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Giovani e Attrattività

Giovani laureati, il saldo positivo non basta

Condividi Pubblicato il 26 ago 2026

I nuovi dati ISTAT sulle migrazioni della popolazione residente mettono a disposizione un’informazione che finora mancava e consentono di considerare, accanto alle partenze dei giovani laureati italiani, anche gli arrivi di quelli stranieri. Tra il 2019 e il 2024, a livello nazionale questi ultimi hanno superato numericamente la perdita dei primi, determinando un saldo positivo di 9.593 unità. La compensazione non si realizza però nelle tre regioni del Nord Est dove il saldo complessivo rimane negativo in Veneto per 671 giovani laureati, in Trentino-Alto Adige per 288 e in Friuli-Venezia Giulia per 226. È un dato nuovo e rilevante, che permette di leggere il fenomeno in modo più completo, ma non è sufficiente per concludere che l’Italia sia diventata un Paese attrattivo per i giovani qualificati.

Per affrontare questa questione occorre adottare, come abbiamo già fatto in passato, una prospettiva diversa e osservare i movimenti reciproci tra economie che offrono condizioni di partenza relativamente simili. Tra il 2011 e il 2024 circa 486 mila giovani italiani si sono trasferiti nei dieci principali Paesi avanzati che attraggono i giovani italiani1, mentre da quegli stessi Paesi sono arrivati in Italia 55 mila giovani. Il rapporto è di quasi nove partenze per ogni arrivo e sale a più di dieci nel caso del Veneto.

Questo indicatore non riguarda soltanto i laureati ed è quindi complementare, non sovrapponibile, ai nuovi dati ISTAT. Ha tuttavia un vantaggio: confronta i flussi nelle due direzioni tra Paesi con livelli di sviluppo comparabili. Permette così di misurare non soltanto se l’Italia riceva giovani dall’estero, ma quanto riesca a competere con le principali economie avanzate come luogo nel quale studiare, lavorare e costruire il proprio futuro.

La provenienza conta non perché determini il valore delle persone, ma perché aiuta a comprendere l’insieme delle opportunità tra le quali esse scelgono. L’Italia può rappresentare una destinazione attrattiva per chi proviene da un Paese con salari più bassi o minori possibilità professionali e, nello stesso tempo, esercitare un richiamo molto debole sui giovani provenienti da Germania, Francia, Svizzera o Stati Uniti. Le due evidenze non sono in contraddizione. Descrivono la diversa posizione dell’Italia all’interno della mobilità internazionale.

I differenziali economici contribuiscono a spiegare questa asimmetria. Secondo la Banca d’Italia, tenendo conto del potere d’acquisto, un giovane laureato in Germania guadagna mediamente l’80 per cento più di un coetaneo italiano; in Francia il vantaggio è del 30 per cento. Le scelte di mobilità, inoltre, non dipendono soltanto dal salario. I giovani si spostano anche alla ricerca di contratti stabili, impieghi coerenti con la formazione e percorsi professionali più dinamici.

Nel caso del Veneto, a questi fattori si aggiunge una domanda di lavoro che offre uno spazio relativamente limitato ai giovani più qualificati. Secondo l’Ufficio di statistica della Regione, nel 2022  soltanto l’8,7 per cento delle entrate previste per gli under 29 richiedeva una laurea, contro il 13,3 per cento della media nazionale e il 17,5 per cento di Lombardia e Lazio.

Il punto, quindi, non è stabilire se i giovani laureati stranieri che arrivano valgano più o meno di quelli italiani che partono. La domanda è un’altra: l’Italia riesce ad attrarre giovani quando compete con Paesi che offrono livelli di reddito, servizi e opportunità professionali comparabili o superiori? Il rapporto tra i flussi reciproci indica che questa capacità rimane debole, soprattutto in Veneto.

La compensazione numerica rappresenta un dato positivo. Ma non coincide necessariamente con una vera circolazione dei talenti. Per parlare di brain circulation non basta che al posto di chi parte arrivi qualcun altro. Occorre che il Paese partecipi agli scambi di capitale umano in più direzioni, risultando una destinazione credibile anche per chi dispone di alternative altrettanto favorevoli. È su questo terreno che il problema dell’attrattività italiana e del Nord Est rimane aperto.

 

1 Regno Unito, Germania, Svizzera, Francia, Spagna, Stati Uniti d’America, Paesi Bassi, Belgio, Austria, Irlanda

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