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Giovani e Attrattività

I giovani espatriati hanno maggiore fiducia nel futuro. Partono alla ricerca di opportunità e valorizzazione. Pochi pensano di tornare.

Condividi Pubblicato il 11 nov 2024

Dalle indagini di Fondazione Nord Est sui giovani italiani che emigrano dalle regioni settentrionali emerge che gli expat danno grande importanza alla meritocrazia e vanno all’estero in cerca di opportunità di lavoro migliori, perché nelle imprese italiane non trovano atmosfera piacevole, equilibrio vita-lavoro e retribuzione congrua.

I giovani espatriati sono più felici e hanno più fiducia in se stessi e nel futuro

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Occhiali con lenti rosa oppure grige: il colore cambia se a indossarli sono i giovani italiani espatriati o i giovani che sono rimasti nell’Italia settentrionale. Infatti, quasi nove giovani expat su dieci ritengono che il futuro sia frutto del proprio impegno e sette su dieci che sarà felice e ricco di opportunità; infine, due su tre ritengono che sarà migliore. Quote che cadono nettamente se a rispondere sono i giovani rimasti a vivere al Nord: meno di sei su dieci credono che il futuro dipenda dal loro impegno e comunque meno di cinque su dieci pensa che sarà felice e solo tre su dieci che sarà ricco di opportunità.

Se l’incertezza è il tratto comune a tutti i giovani (sebbene un po’ più presente tra chi è rimasto in Italia), i timori sono più diffusi tra quelli che abitano nel Settentrione d’Italia che tra i giovani expat: tre su dieci vedono il domani come pauroso, contro due su dieci tra gli expat; e due su dieci che sarà povero e senza lavoro, contro nemmeno uno su dieci tra gli expat. Cambiano nettamente anche le opinioni sul futuro sia dell’Italia, vista peggio da chi è andato via (il 59% ritiene che evolverà negativamente, contro il 48%), sia dell’Europa, che gli expat pensano sarà migliore (37%, contro 24% tra i residenti nel Nord del Paese)1.

Figure 2 e 3. Se pensa all’Italia, come sarà il futuro rispetto ad oggi? Val. %

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Fonte: Fondazione Nord Est

E se pensa al futuro dell’Europa? Val. %

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Fonte: Fondazione Nord Est

Chi va via vuole il premio al merito, mentre per chi resta conta meno

Chi va via si ri-mette in gioco, e sa che altrove sono nettamente più elevate le possibilità di dimostrare il proprio valore e di ricevere in cambio il meritato riconoscimento. Infatti, nelle opinioni degli expat e dei “rimasti” è molto diversa la considerazione circa il merito.

Figura 4. Saldo di opinione rispetto alla meritocrazia come motivazione per tornare/restare in Italia rispetto al restare/trasferirsi all’estero. Val. % al netto delle non risposte

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Fonte: Fondazione Nord Est

Tra chi è espatriato l’85% pensa che la meritocrazia sia minore in Italia rispetto agli altri paesi avanzati dove è andato, contro appena il 54% tra i residenti nel Nord Italia. Così per i primi la carenza di meritocrazia è stata forte ragione per andarsene.

La ricerca di migliori opportunità di lavoro spinge i giovani a emigrare

Quasi sette giovani expat su dieci (68,3%) sono emigrati per motivazioni legate al lavoro o di studio (ricerca di migliori opportunità di lavoro, di formazione, di un salario più elevato, per una nuova occupazione o accusando la mancanza di lavoro in Italia), mentre uno su quattro (25,8%) lo ha fatto per trovare una migliore qualità della vita o un contesto più in linea con i propri valori. Solo il 5,9% per ragioni familiari.

Figura 5. Qual è stata la motivazione principale per trasferirsi all’estero? Val. %

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Fonte: Fondazione Nord Est

Famiglia e nostalgia motivano i (pochi) ritorni

Alle forti ragioni prioritarie che inducono ad andarsene fa da specchio la principale motivazione per rientrare.

Tra i non tanti che si rivedono in Italia, in quasi i tre quarti dei casi (74,3%) il rimpatrio avviene per ragioni personali o familiari o per nostalgia del Belpaese. Solo il 7,1% risponde citando un’occasione di lavoro in Italia – intesa dunque in senso migliorativo rispetto alla propria situazione attuale all’estero.

“Non tanti” perché appena il 16% dei rispondenti si immagina in Italia tra tre anni, mentre uno su due non si colloca geograficamente bensì professionalmente (ovunque mi porteranno le migliori opportunità) e uno su tre è convinto di rimanere all’estero.

Figura 6. Se ha risposto che immagina il suo futuro prossimo (3 anni) in Italia, perché pensa di tornare? 1a motivazione, val. %

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