Le misure di contenimento del COVID-19 hanno spinto le aziende a sperimentare nuove forme di organizzazione del lavoro per garantire la continuità della loro operatività. In particolare, lo scoppio della pandemia ha dato via a un trend crescente dell’utilizzo del telelavoro in tutto il mondo.

Una ricerca di Kristian Behrens, Sergey Kichko e Jacques-François Thisse apparsa su Vox EU cerca di evidenziare quali saranno gli effetti di breve e di lungo periodo dell’utilizzo del telelavoro. In particolare, i tre economisti si sono domandati se tale fenomeno permarrà anche dopo la pandemia, quali sono gli impatti sull’efficienza del lavoro e sull’economia in generale e chi sono, se ci sono, i vincitori e i vinti?
Il tema di ricerca è particolarmente interessante in quanto il lavoro da casa è ormai al centro del dibattito politico e non solo. Una delle questioni più frequenti nel dibattito degli ultimi mesi è l’impatto del lavoro da casa sulla produttività dei lavoratori.
Il telelavoro, come tutte le forme organizzative, presenta dei pro e dei contro. Tra i pro senza dubbio si possono individuare i benefici derivanti dai risparmi di costo legati ai minori spostamenti verso il luogo lavorativo. Tali benefici riguardano i lavoratori (minori costi di pendolarismo e miglioramento del work-life balance), le aziende (risparmio sull’affitto degli uffici) e la collettività nel suo insieme (minor emissione di gas serra). Tra i contro si può individuare il fatto che il telelavoro impedisce l’interazione faccia a faccia tra colleghi, rallentando di conseguenza il flusso di informazioni e conoscenza (soprattutto tacita) che sarebbe più agevole nel caso il lavoro fosse svolto in presenza. Tutto questo porterebbe portare a una minore produttività dei lavoratori. Ciò è particolarmente vero in quelle aree ad alta densità di attività economiche (cluster e distretti industriali) che fanno delle economie di agglomerazione la fonte del loro vantaggio competitivo. Le aziende e i lavoratori si trovano quindi di fronte a un trade-off tra il risparmio dei costi di pendolarismo da un lato e la rinuncia ai benefici delle economie di agglomerazione dall’altro.
Inoltre, il telelavoro ha ripercussioni sul mercato immobiliare in quanto da un lato diminuisce la richiesta di spazi per gli uffici da parte delle imprese, dall’altro aumenta la richiesta di spazi abitativi da parte dei lavoratori, dal momento che necessiteranno di veri e propri uffici interni alle loro abitazioni per poter svolgere il lavoro da casa. Tale adattamento potrebbe richiedere del tempo e non essere perseguibile nel breve periodo.
È interessante notare che il telelavoro produce ripercussioni anche sulla distribuzione del reddito nell’economia. Infatti, sembrerebbe che il telelavoro impatti positivamente sui lavoratori qualificati, poiché essendo più propensi a lavorare da casa hanno una minore perdita di produttività, mentre quelli dequalificati sarebbero più colpiti. Questo porterebbe a sostanziali impatti distributivi in quanto la disuguaglianza salariale aumenterebbe.
Per quanto riguarda l’economia nel suo complesso dalla ricerca emerge che il telelavoro aumenta la produttività dei lavoratori e il PIL fino a una certa soglia nel lungo periodo. Oltre tale livello, la produttività diminuisce a causa dell’assenza degli spillover di conoscenza e informazione. Mentre nel breve periodo il PIL aumenta lentamente e monotonamente.

I risultati dimostrano che l’ammontare di telelavoro che le aziende impiegano non dovrebbe superare il livello soglia. Tale soglia si dovrebbe attestare, secondo gli autori, intorno a uno o due giorni a settimana, affinché il PIL possa raggiungere il suo livello ottimale.
Che lezioni si possono trarre da questa analisi? In primo luogo, il lavoro da casa costituisce per alcuni aspetti un elemento positivo per tutti i vantaggi di costo che esso comporta, mentre dall’altra rappresenta un elemento di incertezza in quanto potrebbe minare i benefici derivanti dagli spillover di conoscenza. Tale incertezza si riversa anche nel settore immobiliare, il quale potrebbe non essere in grado di rispondere nel breve periodo alle richieste dei lavoratori di nuovi spazi abitativi per collocare i propri uffici. In secondo luogo, il telelavoro aumenta la disparità di reddito tra lavoratori qualificati e meno qualificati. Il telelavoro sarebbe in grado accrescere il PIL di un’economia solo se utilizzato entro una determinata soglia limite che gli autori individuano in due giorni a settimana.