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ITS: eccelenze formative (poco conosciute) che aprono la porta del lavoro

L’analisi realizzata da Fondazione Nord Est, in partnership con UniCredit, sul mondo degli ITS in Veneto mette in luce i vantaggi dell’approccio didattico di questi Istituti rispetto alle richieste del mercato del lavoro, ma anche la scarsa conoscenza rispetto ai loro vantaggi da parte dei soggetti interessati: imprese e studenti

Condividi Pubblicato il 3 lug 2019

Esiste in Italia un ambito formativo che incontri le esigenze di capacità ed esperienza richiesta dalle imprese, che garantisca ai suoi studenti una buona probabilità di rapido accesso al mondo del lavoro e che formi persone che sappiano combinare competenze tecniche-scientifiche e soft skill così come richiesto nei cosiddetti lavori ibridi, necessari alla rivoluzione digitale in atto? La risposta, affermativa, è racchiusa in un acronimo – ITS, Istituto Tecnico Superiore – una realtà italiana di eccellenza che, tuttavia, coinvolge ancora solo un numero di studenti di poco superiore alle 13mila unità. Eppure, l’80% dei frequentanti è occupato e tra questi il 90% ha trovato un lavoro coerente con il precorso di studi fatto, con un picco tra chi ha frequentato un corso nell’ambito del sistema meccanica.

Il confronto con gli altri paesi europei rispetto alla formazione terziaria vede l’Italia nelle posizioni di retroguardia, ma anche focalizzandosi sulla formazione terziaria professionalizzante il dato non migliora: tra i paesi OCSE, l’Italia si colloca all’ultimo posto, dopo Polonia e Repubblica Ceca, rispetto alla quota di popolazione tra i 25 e il 64 anni, con una formazione di questo tipo. In numero assoluto, il confronto con la Germania, dove la formazione terziaria professionalizzante vanta una lunga tradizione, rispondendo all’esigenza di offrire una formazione di alto livello, ma caratterizzata da una forte componente di formazione pratica in azienda e legata alle esigenze formative del sistema produttivo, è esplicativo del gap italiano: le fachhochschulen coinvolgono, infatti, oltre 800mila studenti.
Eppure, gli ITS nascono proprio per rispondere alle esigenze di alta specializzazione tecnica del sistema produttivo che nelle diverse indagini realizzate sui fabbisogni formativi rende esplicite alcune specifiche esigenze: la ricerca primaria di figure tecniche, l’importanza delle soft skill, la necessità di selezionare persone con esperienza e la consapevolezza di dover offrire ulteriore formazione ai nuovi lavoratori. Le modalità di formazione degli ITS, con il coinvolgimento diretto delle imprese sia nell’ambito della docenza che nella definizione dei corsi e dei contenuti, ma soprattutto per quanto riguarda il 30% delle ore complessive da svolgersi in stage presso le aziende del territorio, incrociano totalmente le richieste, spesso oggi non soddisfatte, del sistema produttivo. Infatti, le aziende coinvolte nei percorsi degli Istituti Tecnici Superiori si dichiarano soddisfatte perché questa collaborazione ha reso disponibili le professionalità necessarie, già formate in modo personalizzato sulle esigenze dell’impresa, con profili che integrano competenze tecniche e competenze trasversali e, soprattutto, con un percorso lavorativo già avviato. Purtroppo, come evidenzia una ricerca di Assolombarda, ben il 63% delle imprese interpellate non conosce gli ITS e, come accade spesso di verificare nei diversi incontri di orientamento in uscita, studenti e famiglie non sono al corrente delle possibilità offerte da queste scuole.

Il caso Veneto
Gli ITS sono presenti in 18 regioni italiane; la regione con più istituti superiori è la Lombardia che ne conta ben 20. In Veneto sono presenti 7 ITS, attivi negli ambiti propri del sistema produttivo regionale: Agroalimentare, Moda, Meccanica, Logistica, Attività culturali/Turismo ed Efficienza energetica.

Dal 2011 a oggi, in regione, sono stati attivati 159 corsi nell’ambito della formazione professionale terziaria; nel solo biennio 2018-2019 ne sono stati attivati 40. Ad oggi sono circa 1.800 gli allievi che frequentano i corsi attivi, mentre sono già 1.300 gli studenti diplomati.
La quota di studenti che a un anno dalla conclusione dei corsi sono occupati è andata via via crescendo negli anni, raggiungendo quasi il 90%, confermando sia la qualità della formazione sia la coerenza della stessa rispetto alle esigenze del territorio.

Il valore dei percorsi realizzati in Veneto è riconosciuto dal numero di corsi che hanno ricevuto la premialità stanziata dal Fondo nazionale: con ben 12 premi, la regione si colloca al secondo posto subito dopo la Lombardia (14) e prima dell’Emilia-Romagna (8). Le eccellenze venete operano nell’ambito della mobilità sostenibile, nel turismo e nell’efficienza energetica.

Ciò che serve oggi è sicuramente una migliore strategia comunicativa e di coinvolgimento dei diversi soggetti interessati da parte del sistema degli Istituti Superiori che contano a livello nazionale nel 2019 103 scuole, con 527 corsi attivi e con quasi 2.500 soggetti partner, costituiti in gran parte da imprese. Una comunicazione condivisa che racconti il valore per imprese e studenti di questi percorsi in termini di crescita e qualità delle competenze e delle opportunità occupazionali.

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