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L’esperimento forzato dello smart working e il lavoro al tempo del Covid-19

Effetti dell'emergenza sul lavoro: numeri e nuove modalità

Condividi Pubblicato il 27 mar 2020

I dati raccolti da Confindustria, ed elaborati da Fondazione Nord Est a livello veneto, avevano reso evidente come da subito la diffusione del Covid-19 stesse generando un effetto negativo sulle imprese regionali: oltre otto imprese su dieci hanno dichiarato l’attesa di una riduzione della domanda.
E questo, come mostrano puntualmente i dati elaborati da Veneto Lavoro, si è tradotto in una contrazione delle assunzioni, in particolare a tempo determinato. Tale riduzione, calcolata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, porta a una riduzione delle posizioni occupazionali tra i 15.000 e i 20.000 posti di lavoro. Il dato è già significativo tenuto conto che si riferisce al periodo tra il 23 febbraio e il 22 marzo, quindi prima del decreto firmato dal presidente del Consiglio Conte con cui sono state chiuse tutte le attività non ritenute strategiche.

Come si può immaginare, questa decisione, renderà ancora meno urgente per le imprese avviare nuovi rapporti di lavoro e se non sarà possibile, come previsto, alcun tipo di licenziamento, l’attenzione in questa fase sarà rivolta soprattutto all’applicazione delle diverse misure poste in essere dal Governo: cassa integrazione, congedi straordinari, permessi e smart working.

Proprio lo smart working rappresenta la cifra distintiva di questo momento straordinario che l’Italia, ma non solo, sta vivendo. Basti pensare a come la Scuola, così come l’Università, ha dovuto per prima trovare nuove modalità di formazione e relazione tra studenti e docenti. Quest’ultimi chiamati a ripensare il proprio lavoro improvvisamente e con modalità e strumenti che, ancora, sono poco diffusi nel sistema scolastico. Ma non si tratta solo di avere gli strumenti bensì di provare a riprogettare i contenuti, le modalità, i tempi e gli spazi di apprendimento, il coinvolgimento degli studenti che non sono, e non possono essere, soggetti passivi.
Nello stesso modo molte imprese private hanno potuto e dovuto avviare modalità di lavoro agile per garantire la propria operatività, assicurando la sicurezza dei lavoratori e contribuendo a ridurre i rischi di contagio.
In tempi strettissimi, il sistema delle imprese, così come la Pubblica Amministrazione, ha dovuto dare corso a quella rivoluzione delle modalità di lavoro più volte discussa nei convegni, ma che finora è sempre rimasta un’esperienza marginale seppur evocata come strumento utile, ad esempio, a migliorare la conciliazione famiglia-lavoro o a ridurre gli spostamenti e di conseguenza l’inquinamento, a rispondere al diverso approccio che le giovani generazioni hanno rispetto ai tempi del lavoro.

La speranza è che questo esperimento forzato su larga scala rimanga poi un patrimonio utile a sperimentare nuove forme organizzative che facendo leva, ancora una volta, sulle potenzialità del digitale renda le nostre imprese più flessibili, più vicine alle esigenze dei lavoratori, meno impattanti sull’ambiente, in altre parole più sostenibili.

Per contribuire a una riflessione sulle criticità e le potenzialità di questi strumenti, Fondazione Nord Est, nell’ambito dell’Osservatorio Lavoro e Formazione diretto da Paolo Gubitta, sta organizzando, a partire dal 2 aprile, alcuni webinar che raccontino come stanno operando già oggi scuola e imprese, in tutte le loro componenti (imprenditori e lavoratori, così come docenti e studenti).

1.

Link ad altri documenti

http://www.venetolavoro.it/documents/10180/1693590/Misure%2088_COVID-19.pdf

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