-17,3%: è la variazione del PIL italiano nel secondo trimestre rispetto allo stesso periodo del 2019, una caduta che è andata oltre alle previsioni più pessimistiche. I primi dati disponibili sembrano confermare una riduzione degli investimenti da parte delle imprese che risentono, ovviamente, della forte incertezza sia sul fronte interno che internazionale. A fronte di una caduta degli ordini, di un futuro incerto e di una riduzione della liquidità molte imprese hanno stoppato i propri piani di investimento.
Diminuiscono pesantemente anche le esportazioni. Nei primi sei mesi dell’anno i flussi verso i mercati extra europei fanno segnare -16,7%, dato su cui pesa l’andamento dell’economia statunitense, mentre nei primi cinque mesi l’export verso i paesi europei arretra del 16,4% e non potrebbe essere diversamente considerato l’andamento del PIL nelle principali economie del continente: in Germania la variazione si attesta al -11,7%, in Francia raggiunge il -19% e in Spagna il -22,1%. È bene ricordare che l’export verso questi tre paesi rappresenta quasi il 30% dell’export totale italiano.

Fonte: Istat https://www.istat.it/it/files//2020/07/COE_extra_UE_giugno2020.pdf
Male anche i consumi interni: le famiglie appaiono prudenti nelle scelte di consumo e più restie a riprendere le abitudini precedenti alla pandemia. Una parte di queste ha visto ridursi il potere d’acquisto (da febbraio 2020 il numero di occupati in Italia è sceso di circa 600 mila unità) ma anche chi ha conservato il posto di lavoro ha aumentato il risparmio in previsione di ulteriori momenti difficili e/o ha ridotto gli acquisti non necessari (nei primi sei mesi il consumo di beni non alimentari è diminuito del 18,6% rispetto allo stesso periodo del 2019).

Fonte: Istat https://www.istat.it/it/files//2020/07/CS_Commercio_al_dettaglio_0620.pdf
Lo scenario appare, quindi, decisamente complesso e richiederà un mix di misure di politica economia molto vario e articolato. Nell’immediato servono politiche capaci di rispondere alla situazione di emergenza. Sarà cruciale riuscire a intervenire con efficacia rispetto al problema della liquidità delle imprese, che è, secondo le imprese stesse, il principale problema da affrontare da adesso a fine anno, al fine di salvaguardare filiere e competenze importanti per l’intero sistema economico. È necessario continuare a sostenere il reddito (e quindi i consumi). I risultati ottenuti fino ad ora grazie alle misure messe in campo per contrastare la situazione di emergenza mi permettono di sottolineare un aspetto cruciale: l’idea che esista un trade off tra interessi economici e sanitari è sbagliata. I dati evidenziano che sui comportamenti di consumo influiscono pesantemente le aspettative. In altre parole, finché la paura del virus non passa i cittadini consumeranno meno, risparmieranno di più in vista di un futuro incerto o taglieranno gli acquisti non necessari, tutti comportamenti che deprimono la domanda interna. Da questa situazione si uscirà solamente attraverso il contenimento del virus. Salute ed economia vanno quindi di pari passo.

*Articolo apparo su "Il Messaggero Veneto" del 1 agosto 2020