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La sospensione delle attività non è uguale per tutti.

Condividi Pubblicato il 11 apr 2020

Il 10 aprile Istat ha pubblicato i dati che permettono di calcolare l’impatto che la sospensione dell’attività  prevista dai decreti governativi approvati a marzo produce a livello comunale.

Per ogni comune è possibile distinguere tra unità locali e addetti che operano in settori “sospesi”* e quelli che operano in settori “attivi”. Nelle mappe che abbiamo prodotto i comuni delle regioni del pentagono vengono raggruppati in base alla quota di addetti appartenenti a settori “sospesi”.


Il primo elemento che balza agli occhi è che la sospensione impatta in maniera decisamente diversa sui singoli comuni. Alcuni vedono coinvolti nella sospensione quote superiori al 70% degli addetti. A incidere sul fenomeno è ovviamente la specializzazione territoriale.

Guardando ai comuni con più di 5.000 addetti in 19 casi si evidenzia un impatto superiore al 60%.

Regione Provincia Comune Addetti % in sett. sospesi
Veneto Padova Campodarsego
7.582
75,0
Lombardia Brescia Lumezzane
8.408
74,3
Friuli-Venezia Giulia Pordenone Porcia
6.221
73,5
Lombardia Varese Samarate
5.161
72,1
Emilia-Romagna Forlì Cesena San Mauro Pascoli
5.024
71,8
Veneto Vicenza Rosà
5.744
71,4
Emilia-Romagna Modena Fiorano Modenese
13.887
71,1
Lombardia Milano Pogliano Milanese
5.082
69,8
Emilia-Romagna Modena Maranello
9.019
68,4
Emilia-Romagna Reggio nell’Emilia Casalgrande
6.758
67,8
Lombardia Monza e della Brianza Meda
7.703
67,7
Lombardia Bergamo Curno
6.943
67,6
Veneto Treviso Susegana
5.702
63,6
Emilia-Romagna Reggio nell’Emilia Guastalla
5.599
62,6
Veneto Treviso Vittorio Veneto
9.734
61,9
Lombardia Brescia Palazzolo sull’Oglio
6.524
61,9
Emilia-Romagna Ferrara Comacchio
6.502
60,9
Veneto Vicenza Schio
15.582
60,7
Lombardia Monza e della Brianza Agrate Brianza
14.241
60,6

* Come esplicitato da Istat “I comparti produttivi a cui essi si riferiscono comprendono il settore dell’industria in senso stretto, le costruzioni, una parte del terziario di mercato. Sono esclusi, per definizione: l’agricoltura, il credito e assicurazioni, la pubblica amministrazione, parti importanti dei servizi personali; si tratta di settori che non rientrano nel campo di osservazione delle statistiche sulle imprese e che, invece, sono comparti per i quali è autorizzata la prosecuzione delle attività.” e “Restando nell’ambito delle unità produttive qui considerate, è bene ribadire che la classificazione in “attiva” e “sospesa” assegnata a ciascuna di esse deriva esclusivamente dal settore di attività (individuato dal codice Ateco) a cui appartiene. Non si dispone, invece, di informazioni che colgano l’eventuale sospensione o chiusura dell’operatività di imprese appartenenti a settori ”attivi” così come di unità che pur appartenendo a settori “sospesi” si avvalgono, invece, della deroga al divieto richiesta (con meccanismo di silenzio assenso) alle rispettive prefetture.”

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