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Giovani e Attrattività

Lies, Damned Lies, and Statistics: un’indagine per comprendere le reali dimensioni della diaspora dei giovani italiani

Condividi Pubblicato il 21 ott 2023

Foto di Oleksandr P. da Pexels

Abstract

Nella storia demografica dell’Italia unita l’emigrazione è stata una costante, la regola più che l’eccezione. A ondate successive, e assai diverse per destinazioni e dimensione, assoluta e in rapporto alla popolazione, gli italiani hanno lasciato il Paese in cerca di fortuna all’estero, tanto da dare origine ad una vera e propria diaspora. La recente ondata migratoria sembra di dimensione minore alle precedenti, e per questo motivo abbiamo deciso di indagare se il fenomeno non fosse sottostimato dalle statistiche ufficiali. Utilizzando diverse tecniche, abbiamo scoperto che in effetti l’emigrazione effettiva corrisponde ad un multiplo, pari a 1,5 per lo stock e 3 per i flussi, dell’emigrazione statisticamente rilevata. Questo rende la recente ondata migratoria di dimensioni paragonabili a quelle precedenti, con effetti molto importanti sul potenziale di crescita dell’economia italiana, e quindi sulla sostenibilita’ del debito pubblico.

Introduzione

Nel secondo decennio degli anni Duemila è ricominciata e ha via via preso maggiore consistenza l’emigrazione italiana. Il flusso è caratterizzato dall’età giovane delle persone (20-34 anni), e questo non è una novità storica, e dal più elevato grado di istruzione (30% laureati nella stessa coorte, contro il 28% per il totale dei coetanei), anche se un quarto di quanti se ne vanno non ha completato le scuole superiori.

I numeri assoluti paiono a prima vista molto inferiori a quelli delle tre grandi emigrazioni passate. Negli undici anni 2011-2021 secondo i dati ISTAT 451.585 giovani italiani di 18-34 anni hanno trasferito all’estero la residenza, mente 134.543 dall’estero l’hanno trasferita in Italia. Nel complesso, dall’Italia sono usciti 317.042 giovani (saldo migratorio). Questo numero si confronta con i quasi 600mila del saldo migratorio totale di italiani nello stesso periodo. Il quale è un terzo degli 1,8 milioni del 1951-61 e del 1919-1930 e i 5,2 milioni del 1904-14.

Questo ha indotto a non assegnare alla nuova fase del fenomeno una rilevanza demograficamente significativa. Anzi, la narrazione prevalente, sia presso gli specialisti della materia sia presso la società italiana e nel mondo politico (quest’ultimo concentrato sulla questione dell’immigrazione clandestina), è che si tratti un movimento fisiologico, legato all’integrazione europea.

Questa narrazione sembrerebbe convalidata dalla novità storica che ai primi posti nella graduatoria per numero di espatri ci sono le regioni più ricche del Nord d’Italia, mentre un tempo le partenze avvenivano da aree povere. Comunque, non si tratterebbe di qualcosa che abbia conseguenze rilevanti sull’Italia, che finalmente parteciperebbe attivamente a quella rete di movimenti e scambi tra nazioni di persone, cittadine dell’Unione europea. Non saremmo, quindi in presenza di un brain drain, anche perché le uscite non sarebbero molto maggiori di quelle di altri Paesi europei. Casomai l’Italia soffrirebbe di mancanza di brain gain, cioè di afflussi di persone da quegli stessi Paesi.

Tuttavia, esiste molta evidenza aneddotica di una presenza di giovani italiani negli altri Paesi europei superiore a quella che le statistiche ISTAT implicherebbero. Alcuni lavori, soprattutto di impronta sociologica, ne hanno dato conto. Ancora, da un paio di anni si sono moltiplicate le analisi del fenomeno e delle sue cause e hanno cominciato a essere sottolineati i costi e i rischi per il Paese. Tanto che sul tema è più volte intervenuto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha sottolineato che spesso si tratta di persone con alto livello di formazione, e che «in molti chi lascia il nostro Paese lo fa per necessità e non per libera scelta, non trovando in Italia una occupazione adeguata al proprio percorso di formazione e studio».

Infine, l’associazione Talented Italians in the UK (TIUK) ha prodotto negli ultimi anni diversi studi volti ad esaminare dimensione e diffusione del fenomeno, nonché a proporre soluzioni di policy che portassero ad un’inversione di tendenza. Gli studi della TIUK hanno evidenziato che l’insieme dei nuovi espatriati italiani non sia in alcuna misura un campione rappresentativo della popolazione italiana, cioè un random sample, ma costituisca una comunità con un forte sample bias, di persone più giovani, più istruite e più motivate della media dei loro connazionali residenti in Italia. Perciò è formata da coloro che più possono contribuire ad aggiungere valore all’economia italiana, permettendole di crescere a tassi superiori a quanto registrato nella media dell’ultimo quarto di secolo.

Finora però sono mancate ricerche che quantificassero la reale dimensione della diaspora dei giovani italiani. Scopo di questo paper è anzitutto di scavare nelle statistiche disponibili e offrire una prima valutazione della reale dimensione del nuovo flusso migratorio degli italiani.

Dopo un inquadramento del fenomeno in prospettiva storica, si evidenziano tre importanti differenze strutturali tra il quadro attuale e quelli passati e si verifica la partecipazione effettiva dell’Italia ai movimenti migratori tra i più avanzati Paesi UE. Partendo dalla constatazione che la caduta delle barriere doganali interne alla UE ha reso più difficile monitorare gli effettivi flussi migratori intra-UE, si sono incrociate le statistiche migratorie di nove Paesi europei, riportate nella banca dati Eurostat, e si ottenuta una valutazione della sottostima dei dati ISTAT.

Tale valutazione appare assai realistica alla luce di due evidenze emerse da analisi sugli stock, che descriviamo; la seconda è un contributo originale degli autori sul caso UK, dove la Brexit ha generato una sorta di esperimento di laboratorio per la veridicità delle risultanze anagrafiche. Concludiamo con alcune sintetiche considerazioni sui costi della nuova diaspora italiana per la crescita potenziale del Paese e la sostenibilità del suo debito pubblico.

Per leggere il paper completo clicca qui.

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