Home / Idee / No baby, no Pil!
Idee

No baby, no Pil!

Condividi Pubblicato il 14 set 2022

Foto di Mike Chai da Pexel

Per la prima volta 7 (SETTE!) generazioni convivono sulla Terra

Per la prima volta nella storia umana coabitano la Terra sette generazioni diverse. Un fatto prodotto dall’allungamento della vita. Non tornano i conti? Infatti: normalmente si conta una generazione ogni 25 anni; ergo, considerando i centenari, al più le generazioni coabitanti sono quattro. Ma, come sottolineato da Isabella Pierantoni nel Rapporto 2022 di Fondazione Nord Est, Il futuro sta passando. Chi è pronto e chi no[1], quando si parla di generazioni non ci si può limitare a considerare l’età ma occorre soprattutto considerare il modo di pensare e di guardare al mondo, che è condiviso da persone che sono nate nello stesso periodo.

L’idea di partenza di questo diverso modo di definire le generazioni è che, usando le parole di Pierantoni, «gli eventi storico-sociali, economici o politici che i bambini vedono accadere mentre diventano grandi – tra i 7-8 anni e i 13-14 – contribuiscono a formare la loro visione del mondo, a costruire il senso di sicurezza e di fiducia, insieme all’idea di futuro per cui varrà la pena vivere e combattere». Secondo gli psicologi evoluzionisti è proprio in quegli anni che i bambini cominciano ad immaginare il futuro; detto in altre parole, iniziano a chiedersi se e quanto gli eventi che osservano fuori dal contesto familiare potranno influire sulla loro sicurezza e stabilità futura.

Quali e quante generazioni?

Quando si ragiona di generazioni è facile cadere nella trappola delle “etichette”. Ma vale la pena correre questo rischio se ciò può aiutarci a imparare a riconoscere quando e come agiscono i diversi atteggiamenti generazionali. Perché, appunto, le persone che sono nate nello stesso periodo condividono gli stessi orientamenti di pensiero. Ecco allora la tassonomia delle sette generazioni attualmente presenti sulla Terra, pur tenendo conto che i confini non sono così netti come l’intervallo di nascita suggerisce:

  • – Alpha Gen (2011-2025) età 2022: 0-11 anni
  • – Z Gen (1995-2010) età 2022: 12-27 anni
  • – Y-Millennials (1994-1980) età 2022: 28-42 anni
  • – X Generation (1965-1979) età 2022: 43-57 anni
  • – BB-Baby Boomer (1946-1964) età 2022: 58-76 anni
  • – Matures (1925-1945) età 2022: 77-97 anni
  • – Founders (<= 1924) età 2022: maggiore o uguale di 98 anni

Generazione Z, le regioni di Francia Belgio e Irlanda in testa in Europa

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

La distribuzione della popolazione tra le diverse generazioni influisce sullo sviluppo di un territorio

I territori elaborano la memoria del passato, vivono il presente e immaginano il futuro con la mente dei loro abitanti. E la convivenza di più generazioni muta i processi cognitivi e creativi. Tanto più che tra gli elementi che maggiormente differenziano le generazioni ci sono la visione del futuro, l’approccio alla tecnologia e l’accesso agli strumenti (digitali) che hanno contribuito a cambiare l’idea di lavoro e di competenza. Tutti elementi rilevanti nella fase di transizione digitale che sta affrontando la nostra società.

Proviamo a fare degli esempi: crescere negli anni ’70 (la Generazione X) significava sentir parlare, ad esempio, di disoccupazione, di crisi energetica, della diffusione dell’uso di sostanze stupefacenti. Un contesto che invoglia ad acquisire un senso di cautela e controllo nei confronti del mondo, delle persone e delle istituzioni e probabilmente a considerare la sicurezza come un valore essenziale e non negoziabile. Atteggiamenti che orientano, ad esempio, la propensione e le scelte di investimento.

La generazione precedente, quella dei Baby Boomer, ha assistito all’arrivo dell’uomo sulla Luna e potrebbe aver sviluppato un senso di ottimismo verso un futuro migliore (reso possibile dalla disponibilità di risorse) e una grande fiducia verso le istituzioni.

I Millenials (generazione Y) prevalgono nelle regioni dell’Europa Orientale

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

I Millennials hanno avuto accesso da nativi a una serie di tecnologie che hanno modificato il loro rapporto con il lavoro. Appartengono a questa generazione le persone che cambiano posto di lavoro ogni tre o quattro anni, se non vengono motivate adeguatamente e se le loro aspettative vengono frustrate. Ancora, i Millennials e i membri della X Generation sono quelli che chiedono con maggior frequenza di lavorare in remoto, di avere una maggiore flessibilità di orario e luogo di lavoro e anche autonomia nel raggiungimento degli obiettivi. Negli ultimi anni si è parlato sempre più spesso di YOLO economy, per definire il modo di vivere e pensare al lavoro delle generazioni più giovani. YOLO sta per “You Only Live Once”, si vive una volta sola, riferito alla scelta di evitare o abbandonare impegni di vita e di lavoro sentiti come insoddisfacenti e onerosi, un atteggiamento completamente diverso da quello dei Baby boomers.

La distribuzione delle diverse generazioni tra le regioni europee non è omogenea. Le regioni che hanno la più alta percentuale di persone appartenenti alla generazione Z si trovano in Francia, Belgio, Irlanda e Danimarca. I Millennials prevalgono nelle regioni dell’Europa orientale, mentre la generazione X caratterizza le regioni dell’Italia e della Spagna.

Le diverse composizioni delle popolazioni impattano sulle economie delle regioni europee per diversivie: quelle più intuitive fanno riferimento al fatto che le regioni con una popolazione più sbilanciata verso Baby Boomer e Matures si troveranno ad affrontare problemi legati all’assottigliamento della forza lavoro, che nel breve e medio periodo non può trovare risposta che nelle politiche mirate ad attirare lavoratori da altre regioni. Ancora, diventeranno centrali le strategie per affrontare l’aumento delle malattie legate all’invecchiamento, che comporteranno, inevitabilmente, un aumento della spesa sanitaria. Va anche detto che il miglioramento della qualità della vita in età avanzata porterà a nuovi bisogni da soddisfare, modificando la struttura dei consumi, generando così nuove opportunità. Ma c’è un’ulteriore implicazione legata alla struttura della popolazione, forse meno intuitiva: i giovani stanno crescendo in un’epoca caratterizzata da grandissima incertezza e questo li obbliga a sviluppare nuove modalità di adattamento a situazioni che cambiano velocemente. Modalità che potrebbero essere utili per tutti. Il rischio per le “regioni più vecchie” è quello di essere più lente non solo a costruire futuri ma anche a cambiare velocemente da uno scenario all’altro. Le regioni italiane, che hanno pochi abitanti della Generazione Z, pochi Millennials e tanta Generazione X, rischiano di essere meno adattive e incapaci di cogliere i vantaggi dei mutamenti tecnologici

La Generazione X spopola in Spagna e Italia

Non è stato fornito nessun testo alternativo per questa immagine

Cinque generazioni a lavorare insieme: i problemi per le imprese

Attirare nuove generazioni

Le competenze digitali generano un vantaggio competitivo a favore delle generazioni più giovani nel mercato del lavoro che sono meglio attrezzate rispetto alle generazioni composte da non nativi digitali. Per affrontare la transizione verso il digitale le imprese hanno bisogno di competenze adeguate e quindi di riuscire ad attirare i giovani, in particolare quelli che appartengono alla generazione dei Millennials e alla Generazione Z. Nell’attrarli l’errore da non commettere è quello di ignorare l’idea di lavoro che queste generazioni hanno. Si è già detto, ad esempio, che i Millennials chiedono con maggior frequenza di lavorare in remoto, di avere maggiore flessibilità di orario e luogo di lavoro ma anche autonomia nel raggiungimento degli obiettivi. Gli appartenenti a tale generazione sono portati anche a cambiare frequentemente posto di lavoro. Come si gestisce tutto ciò da un punto di vista organizzativo? Per il turnover è necessario prevedere fasi di avvicendamento più veloci (quasi plug and play), il che vuol dire codificare il più possibile i processi lavorativi e favorire la sedimentazione a livello aziendale delle conoscenze.

Far convivere cinque generazioni di lavoratori

Considerando l’allungamento della vita lavorativa è possibile che all’interno di una stessa organizzazione si trovino a lavorare persone di cinque generazioni diverse sul piano cognitivo. Che implicazioni ha una tale convivenza? Se pensiamo all’organizzazione del lavoro, la coesistenza di persone che hanno età e competenze diverse potrebbe generare conflitti, ad esempio per il fatto che i lavoratori più anziani potrebbero temere di essere “messi da parte” all’ingresso di lavoratori più giovani. Come sottolineato da Paolo Gubitta, dell’Università di Padova, questa situazione può alimentare la difficoltà per i lavoratori maturi di accettare superiori gerarchici molto più giovani. Ciò potrebbe portare a perdere competitività per le organizzazioni che non riescono a far convivere persone di diverse età e, soprattutto, distanti nei saperi e nelle visioni del mondo. Diversità e distanza, invece, possono essere utilizzate come fonte di arricchimento reciproco e alimentare competenze e creatività aziendali.

[1] Marsilio, Venezia, 2022.

Altre idee

Continua a leggere.

Tutti gli articoli
Giovani e Attrattività

Giovani laureati, il saldo positivo non basta

I nuovi dati ISTAT sulle migrazioni della popolazione residente mettono a disposizione un’informazione che finora mancava e consentono di considerare, accanto alle…

26 ago 2026·Gianluca Toschi · Giulio Buciuni
Idee

Le patatine e l’AI delle fabbriche

Che cosa c’entrano le patatine, l’intelligenza artificiale e il futuro dell’industria europea? Più di quanto sembri. Un recente report di Bloomberg parte…

13 lug 2026·Alberto Baban · Gianluca Toschi