
Negli ultimi mesi l’attenzione dell’opinione pubblica si è, giustamente, concentrata sugli effetti che i dazi introdotti o promessi dal Presidente Trump potrebbero causare al commercio internazionale. Una preoccupazione ancora più forte a Nord-est, un territorio che si è sempre caratterizzato per l’alta propensione alle esportazionie che vede molte imprese inserite nelle catene globali del valore.
La politica commerciale introdotta dall’amministrazione Trump ha accelerato una serie di processi che erano già in atto da diverso tempo, il primo dei quali è quello del disaccoppiamento (decoupling) tra l’economia cinese e quella statunitense, un termine con cui si descrive la riduzione dell’interdipendenza economica tra due o più nazioni. Il disaccoppiamento ha motivazioni strategico-politiche come la ricerca di maggiore autonomia economica e la riduzione della dipendenza dall’altro in settori strategici come i semiconduttori e l’intelligenza artificiale. Un processo che alimenta, ed è a sua volta alimentato, da una battaglia aspra e dura per la supremazia in ambito tecnologico.
Gli ultimi dati disponibili sugli scambi internazionali hanno già evidenziato oscillazioni importanti con andamenti che non sono univoci. Da una parte si sono verificate improvvise accelerazioni dell’export verso gli Stati Uniti in settori in cui gli operatori sono spaventati dalla possibilità di essere colpiti dai dazi e che quindi rispondono accelerando gli scambi. Per gli stessi motivi ci sono stati importanti rallentamenti in altri settori.
Un’analisi più attenta degli stessi dati permette di aggiungere qualche ragionamento importante per le imprese e per le loro strategie. La decelerazione delle esportazioni nordestine in settori come quello della moda ha radici più profonde. A soffrire particolarmente è il settore dei prodotti in pelle e delle calzature che risulta molto esposto rispetto all’andamento delle esportazioni dato che circa l’85% delle calzature prodotte in Italia viene esportato. A Nord-est, nel 2024, il comparto ha visto diminuire le esportazioni verso la Cina del 10,3% rispetto all’anno precedente, quando erano già diminuite del 10,9% rispetto al 2022.
Al netto dei cambiamenti nei flussi che dipendono dalle variazioni delle strategie distributive dei grandi gruppi del lusso che utilizzano con maggiore o minore frequenza gli hub distributivi situati in Svizzera, emerge una crescente difficoltà nei mercati orientali, e in particolare in quello cinese. Che cosa ha determinato queste difficoltà? È solo un problema congiunturale, e quindi sono in gran parte dovute alle preoccupazioni dei possibili dazi? O ci sono altri elementiche le determinano? Tutte questioni rilevanti nel momento in cui le imprese si trovano a definire le proprie strategie.
Diverse analisi evidenziano che la struttura della domanda dei consumatori cinesi sta cambiando. I prodotti “China-Chic” sono sempre più preferiti ai marchi stranieri, soprattutto tra i consumatori che appartengono alla generazione Z. Con il termine “China-Chic”, “Guochao” o “Chinese retro” si fa riferimento alla tendenza ad incorporare elementi culturali tradizionali cinesinel design dei prodotti moderni. Sono prodotti che rispetto a quelli cinesi generici si concentrano sulla connessione con gli elementi culturali cinesi fornendo un mix tra stile tradizionale e gusto moderno che soddisfa le esigenze dei giovani consumatori.
I cambiamenti dei gusti non riguardano solamente i prodotti della moda e del lusso. Si pensi a quanto sta avvenendo nell’industria automobilistica: i consumatori cinesi hanno spostato le loro preferenze verso prodotti elettrificati e smart, esercitando una profonda influenza sui produttori cinesi, costringendoli, di fatto, ad intensificare gli investimenti in queste due aree. In termini più generali, autonomia di percorrenza, connessioni e accessori digitali sono elementi sempre più centrali nelle richieste del consumatore. Evoluzioni che sono destinate a influenzare profondamente lo sviluppo tecnologico, i modelli di business e il panorama competitivo dell’industria automobilistica globalenei prossimi cinque-dieci anni e che spiegano, almeno parzialmente, il grande arretramento delle vendite dei modelli europei sul mercato cinese.
Alcuni di questi segnali nonostante non abbiano ancora prodotto evidenze statistiche rilevanti non devono essere ignorati, anzi, dovrebbero stimolare una importante riflessione. Anche a Nord-est ci si dovrebbe interrogare su temi quali la forza e l’importanza del “made in Italy” e più in generale del lusso come brand per i prodotti nordestini ma anche su come il progressivo orientamento della domanda verso prodotti più smart stia modificando il panorama competitivo in molti settori, non solamente in quello automobilistico.