Fondazione Nord Est ha curato per Confindustria Veneto Est l’indagione annuale sull’internazionalizzazone nell’ambito dell’Osservatorio Export. Questi i principali risultati.
Nel 2023 l’Italia ha registrato un volume delle esportazioni sostanzialmente in linea con l’anno precedente (-0,04%). Il Veneto (che genera più del 13% delle esportazioni nazionali) ha visto un arretramento dello 0,7%. Nel contesto regionale le esportazioni della provincia di Padova sono cresciute del 3,6%, quelle delle altre tre provincie sulle quali insiste Confindustria Veneto Est hanno segnato arretramenti del 4,9% a Rovigo, dell’1,5% a Treviso e del 5,6% a Venezia. Tutti dati che evidenziano una frenata della crescita delle esportazioni che è confermata anche dai dati (provvisori) relativi al 2024. Durante l’anno le esportazioni del Veneto sono diminuite, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, delll’1,8% -0,4% il dato di Padova, -2% Rovigo, arretrano anche Treviso (-1,7%) e Venezia (-9%).
I dati relativi ai primi nove mesi del 2024 sono influenzati negativamente dalle esportazioni verso la Germania, paese che nel 2023 ha assorbito quasi il 14% delle esportazioni totali della regione e che nel 2024 ha registrato una riduzione delle esportazioni del 5,5%.
A cosa è dovuto il rallentamento delle esportazioni? Certo, pesa la brusca frenata dell’economia tedesca che risente dell’aumento dei prezzi del gas, della debolezza della domanda globale di beni industriali e delle difficoltà del settore automobilistico. L’aumento dei prezzi del gas, innescato dall’invasione russa dell’Ucraina, ha colpito duramente le industrie tedesche ad alta intensità energetica. La debolezza della domanda globale ha penalizzato maggiormente la Germania a causa della sua elevata esposizione al commercio estero, in particolare verso la Cina. Infine, le difficoltà del settore automobilistico, che rappresenta una quota significativa dell’attività manifatturiera tedesca, hanno pesato sull’intera economia (Flaccadoro, 2024). La debolezza del manifatturiero tedesco si ripercuote su altri paesi europei, in particolare sull’Italia, a causa della sua stretta integrazione con l’economia tedesca e le ricadute sono significative soprattutto nei settori dei beni capitali, intermedi e di consumo durevole che sono alcuni dei settori di specializzazione della manifattura del Nord Italia. Le prospettive future del settore manifatturiero tedesco rimangono incerte e dipendono da diversi fattori, tra cui l’evoluzione dei prezzi dell’energia, la domanda globale, la concorrenza internazionale e le politiche economiche. La capacità delle imprese tedesche di adattarsi a queste sfide sarà cruciale non solo per il loro successo ma anche per la stabilità economica dell’area euro e di paesi come l’Italia che sono fortemente legati alle catene del valore manifatturiere in cui le imprese tedesche giocano un ruolo rilevante.
La crisi della Germania non è l’unico fattore che incide sul rallentamento dell’export della regione. Una serie di fattori stanno rapidamente cambiando gli scenari internazionali. Uno tra questi è il disaccoppiamento, o “decoupling“, definito come il processo di indebolimento dell’interdipendenza tra due nazioni o blocchi di nazioni, un concetto che si applica alle relazioni tra nazioni specifiche o alle relazioni tra blocchi economici. Se guardiamo a quanto sta succedendo alle relazioni economiche tra Cina e Stati Uniti l’evidenza empirica suggerisce che il “decoupling” tra Cina e Stati Uniti è in atto da oltre un decennio.
L’impatto che sta producendo il “decoupling” è differenziato a seconda dei settori produttivi e dipende principalmente da due fattori: l’importanza strategica di un settore e le capacità/possibilità di attivare percorsi di reshoring. Se la “reshorability“, ovvero la capacità di riportare le attività produttive nel paese d’origine, è alta, le imprese possono riportare le attività negli Stati Uniti, se è bassa, è probabile che le aziende pratichino il “friend-shoring”, ovvero la rilocalizzazione in paesi alleati. Uno schema semplificato aiuta a cogliere le dinamiche in corso: per i settori con alta importanza strategica come i semiconduttori e tecnologie digitali, è sempre più probabile il reshoring delle produzioni controllate dalle imprese statunitensi. I settori con bassa importanza strategica potrebbero, invece, continuare a produrre in Cina.
In termini più generali il decoupling sta producendo diverse conseguenze significative. Innanzitutto, si assiste a un aumento del protezionismo. I governi stanno reintroducendo strumenti come dazi doganali, limitazioni agli investimenti esteri, restrizioni all’export di tecnologie considerate strategiche e “liste nere” di aziende straniere. Queste misure sono esempi concreti di politiche che mirano a ridurre l’integrazione economica con altri paesi. Inoltre, il decoupling sta portando a una riorganizzazione delle catene del valore globali. Le aziende, preoccupate per l’incertezza geopolitica e i rischi legati alla dipendenza da un unico fornitore, stanno cercando di diversificare i loro approvvigionamenti. Infine, il decoupling sta incentivando una spinta verso l’autosufficienza. Governi e aziende, soprattutto nei settori strategici come quello dei semiconduttori e delle tecnologie digitali, stanno cercando di rafforzare la produzione interna.
Il quadro fin qui tratteggiato fa emergere come, a livello internazionale, si stia attraversando una nuova fase economica, quella dell’interdipendenza selettiva, una forma di adattamento al disaccoppiamento, in cui le aziende e i paesi cercano di bilanciare la necessità di autonomia strategica con la collaborazione in settori chiave con partner affidabili. Per rilevare come le imprese stiano vivendo questa nuova situazione la rilevazione 2024 dell’Osservatorio si è concentrata sul futuro. Come stanno interpretando le imprese i grandi cambiamenti che stiamo vivendo? Che strategie stanno mettendo in atto? Come sta impattando la crisi del mercato tedesco? A questi temi è dedicata la parte centrale del Rapporto 2024, in particolare il capitolo 2 e il capitolo 3 mentre nel capitolo 4 viene analizzato l’impatto che i grandi cambiamenti degli ultimi anni (reshoring, friendshoring…) stanno producendo sulle reti di fornitura.
L’internazionalizzazione non si manifesta solamente attraverso le esportazioni. Nel capitolo 1 si fa il punto sulle diverse modalità di internazionalizzazione scelte dalle imprese. Le imprese, oltre che con la turbolenta situazione che stanno attraversando gli scambi internazionali, si trovano a fare i conti anche con le transizioni gemelle: digitalizzazione e sostenibilità. Che relazione esiste tra le transizioni gemelle e l’internazionalizzazione delle imprese? Nel capitolo 5 vengono ripresi alcuni dei temi approfonditi nel Rapporto 2022 per rilevare l’avanzamento dei processi di cambiamento che stanno investendo il settore produttivo. L’ultimo capitolo, il sesto, è dedicato a rilevare le preferenze delle imprese rispetto agli strumenti e ai servizi che potrebbero essere introdotti per accompagnarle in questo complicato processo di cambiamento.