Il tema scelto per la terza annualità dell’osservatorio sull’internazionalizzazione è il rapporto tra internazionalizzazione, digitalizzazione e sostenibilità ambientale.
Grazie alla rilevazione è stato possibile, in primo luogo, definire le strategie di internazionalizzazione delle imprese manifatturiere delle province di Treviso, Padova, Venezia e Rovigo.
Emergono quattro cluster/raggruppamenti di imprese che definiscono quattro corrispondenti approcci prevalenti (in ordine di decrescente grado di internazionalizzazione):
• Il cluster “Internazionalizzati a 360°” (6% delle imprese totali) è composto da imprese di medio grandi dimensioni che realizzano all’estero il 60,7% del fatturato (valore medio), di cui il 31% extra UE, e presentano un’articolazione internazionale molto ricca in termini di forme di presenza: non solamente export ma anche filiali, negozi, uffici commerciali o impianti di produzione situati all’estero.
• Il cluster “Esportatori globali” è composto da imprese (il 32,4% del totale) che realizzano all’estero una quota media di fatturato del 73,3% (44,9% nei Paesi UE), ma la cui presenza internazionale si limita, prevalentemente, alla vendita diretta o in regime di subfornitura.
• Il cluster “Esportatori attenti al mercato domestico” è composto da imprese (35,6% del totale) il cui fatturato è conseguito per il 23,9% (valore medio) all’estero. Una parte di queste articola la propria proiezione all’estero attraverso l’importazione diretta di materiali e componenti. Si tratta di imprese che nel 55% circa dei casi hanno meno di 50 addetti e con fatturato in prevalenza sotto i 10 milioni di euro.
• Il cluster “Esportatori occasionali/non esportatori” è composto prevalentemente da imprese (26% del totale) che non esportano o generano attraverso le esportazioni una quota molto limitata dei ricavi totali. Sono principalmente di piccole dimensioni e fatturano in media meno di 10 milioni di euro. Il loro rapporto di vendita in mercati esteri è prevalentemente occasionale.
I Paesi target più rilevanti per l’export nel 2024 risultano essere Germania, Francia e Stati Uniti. Tra i paesi indicati non appare la Cina, al contrario degli Emirati Arabi Uniti.
Revisione delle catene di fornitura: la ridefinizione delle catene di fornitura sembra ancora in atto. E la direzione (quella del riavvicinamento) appare ancora valida, anche se si segnala una riduzione dell’intensità del fenomeno e una riduzione della preferenza verso il riavvicinamento, che rimane, comunque, la scelta di gran lunga più gettonata.
• Nel 2023 la percentuale di imprese che ha cambiato almeno un fornitore strategico si attesta al 28,2%.
• Tra le aziende che hanno dichiarato di aver cambiato almeno un fornitore strategico, il 53,3% ha scelto di avvicinarlo in Italia.
Sostenibilità ambientale e internazionalizzazione: la sostenibilità appare un fattore competitivo sempre più importante sui mercati internazionali.
• L’83% delle imprese ritiene che la sostenibilità sia importante o molto importante per il successo della propria espansione internazionale.
• Secondo l’80,9% delle imprese intervistate adottare politiche finalizzate ad aumentare la sostenibilità ambientale incrementa la reputazione internazionale.
• Il 53% delle imprese segnala un aumento dell’interesse da parte di clienti e fornitori internazionali verso le politiche di sostenibilità ambientale dell’impresa.
• Il 34,8% delle imprese ritiene che le politiche di sostenibilità ambientale abbiano facilitato l’accesso ad alcuni mercati internazionali, quota che sale al 49,5% per le imprese più grandi.
• La prima tra le difficoltà incontrate nell’investire per promuovere la sostenibilità come parte del processo di internazionalizzazione risulta essere il costo eccessivo, a fronte di un ritorno economico incerto o non chiaramente quantificabile (38,3% del totale, 49,4% tra le imprese con ricavi compresi tra 25 e 50 milioni).
• Il 38,4% delle imprese segnala difficoltà nel monitorare il rispetto dei principi della sostenibilità lungo tutta la catena di approvvigionamento.
• Il 61,4% delle imprese con ricavi superiori a 50 milioni, ha ricevuto richieste da investitori, partner finanziari e attori del sistema creditizio riguardo alle politiche e alle performance di sostenibilità dell’impresa; 36,8% il dato generale.
Digitalizzazione come strumento di internazionalizzazione: la digitalizzazione si conferma come fattore abilitante nei processi di internazionalizzazione.
• La digitalizzazione è risultata “molto” o “moltissimo” utile da due imprese su tre nell’ambito della collaborazione e comunicazione remota (il 67,2%), e da più della metà in quello della elaborazione degli ordini e/o della loro gestione automatizzata (56%) e nella capacità di supportare i clienti (53%).
• Le imprese intendono investire in futuro principalmente su progetti finalizzati ad aumentare la presenza online (52,1% delle imprese), campo seguito da investimenti nel marketing digitale (38,1%) e nell’adozione di software per la mappatura e gestione dei rischi (34,4%), compresi quelli di sostenibilità ambientale.
• Il miglioramento della presenza on-line sembra interessare con maggiore intensità le imprese medio piccole (2-10 milioni di ricavi), che quindi si avviano a diminuire il gap con quelle di più grandi dimensioni, con un passato più consolidato nel campo.