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Le imprese del Veneto Est tra transizioni gemelle e internazionalizzazione

Scarica PDF · 1,0 MB Condividi Pubblicato il 19 dic 2023

Il tema scelto per la terza annualità dell’osservatorio sull’internazionalizzazione è il rapporto tra internazionalizzazione, digitalizzazione e sostenibilità ambientale.

Grazie alla rilevazione è stato possibile, in primo luogo, definire le strategie di internazionalizzazione delle imprese manifatturiere delle province di Treviso, Padova, Venezia e Rovigo.

Emergono quattro cluster/raggruppamenti di imprese che definiscono quattro corrispondenti approcci prevalenti (in ordine di decrescente grado di internazionalizzazione):

Il cluster Internazionalizzati a 360°(6% delle imprese totali) è composto da imprese di medio grandi dimensioni che realizzano all’estero il 60,7% del fatturato (valore medio), di cui il 31% extra UE, e presentano un’articolazione internazionale molto ricca in termini di forme di presenza: non solamente export ma anche filiali, negozi, uffici commerciali o impianti di produzione situati all’estero.

Il cluster Esportatori globaliè composto da imprese (il 32,4% del totale) che realizzano all’estero una quota media di fatturato del 73,3% (44,9% nei Paesi UE), ma la cui presenza internazionale si limita, prevalentemente, alla vendita diretta o in regime di subfornitura.

Il cluster Esportatori attenti al mercato domesticoè composto da imprese (35,6% del totale) il cui fatturato è conseguito per il 23,9% (valore medio) all’estero. Una parte di queste articola la propria proiezione all’estero attraverso l’importazione diretta di materiali e componenti. Si tratta di imprese che nel 55% circa dei casi hanno meno di 50 addetti e con fatturato in prevalenza sotto i 10 milioni di euro.

Il cluster Esportatori occasionali/non esportatoriè composto prevalentemente da imprese (26% del totale) che non esportano o generano attraverso le esportazioni una quota molto limitata dei ricavi totali. Sono principalmente di piccole dimensioni e fatturano in media meno di 10 milioni di euro. Il loro rapporto di vendita in mercati esteri è prevalentemente occasionale.

 

I Paesi target più rilevanti per l’export nel 2024 risultano essere Germania, Francia e Stati Uniti. Tra i paesi indicati non appare la Cina, al contrario degli Emirati Arabi Uniti.

 

Revisione delle catene di fornitura: la ridefinizione delle catene di fornitura sembra ancora in atto. E la direzione (quella del riavvicinamento) appare ancora valida, anche se si segnala una riduzione dell’intensità del fenomeno e una riduzione della preferenza verso il riavvicinamento, che rimane, comunque, la scelta di gran lunga più gettonata.

Nel 2023 la percentuale di imprese che ha cambiato almeno un fornitore strategico si attesta al 28,2%.

Tra le aziende che hanno dichiarato di aver cambiato almeno un fornitore strategico, il 53,3% ha scelto di avvicinarlo in Italia.

 

Sostenibilità ambientale e internazionalizzazione: la sostenibilità appare un fattore competitivo sempre più importante sui mercati internazionali.

L’83% delle imprese ritiene che la sostenibilità sia importante o molto importante per il successo della propria espansione internazionale.

Secondo l’80,9% delle imprese intervistate adottare politiche finalizzate ad aumentare la sostenibilità ambientale incrementa la reputazione internazionale.

Il 53% delle imprese segnala un aumento dell’interesse da parte di clienti e fornitori internazionali verso le politiche di sostenibilità ambientale dell’impresa.

Il 34,8% delle imprese ritiene che le politiche di sostenibilità ambientale abbiano facilitato l’accesso ad alcuni mercati internazionali, quota che sale al 49,5% per le imprese più grandi.

La prima tra le difficoltà incontrate nell’investire per promuovere la sostenibilità come parte del processo di internazionalizzazione risulta essere il costo eccessivo, a fronte di un ritorno economico incerto o non chiaramente quantificabile (38,3% del totale, 49,4% tra le imprese con ricavi compresi tra 25 e 50 milioni).

Il 38,4% delle imprese segnala difficoltà nel monitorare il rispetto dei principi della sostenibilità lungo tutta la catena di approvvigionamento.

Il 61,4% delle imprese con ricavi superiori a 50 milioni, ha ricevuto richieste da investitori, partner finanziari e attori del sistema creditizio riguardo alle politiche e alle performance di sostenibilità dell’impresa; 36,8% il dato generale.

 

Digitalizzazione come strumento di internazionalizzazione: la digitalizzazione si conferma come fattore abilitante nei processi di internazionalizzazione.

La digitalizzazione è risultata “molto” o “moltissimo” utile da due imprese su tre nell’ambito della collaborazione e comunicazione remota (il 67,2%), e da più della metà in quello della elaborazione degli ordini e/o della loro gestione automatizzata (56%) e nella capacità di supportare i clienti (53%).

Le imprese intendono investire in futuro principalmente su progetti finalizzati ad aumentare la presenza online (52,1% delle imprese), campo seguito da investimenti nel marketing digitale (38,1%) e nell’adozione di software per la mappatura e gestione dei rischi (34,4%), compresi quelli di sostenibilità ambientale.

Il miglioramento della presenza on-line sembra interessare con maggiore intensità le imprese medio piccole (2-10 milioni di ricavi), che quindi si avviano a diminuire il gap con quelle di più grandi dimensioni, con un passato più consolidato nel campo.

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