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Sicurezza economica, mercati target e integrazione dei servizi nel manifatturiero

Scarica PDF · 2,7 MB Condividi Pubblicato il 5 feb 2026

L’indagine 2025 dell’Osservatorio Export nasce con l’obiettivo di fornire una chiave di lettura aggiornata sulle dinamiche di internazionalizzazione delle imprese, in una fase storica segnata dalla fine di quella fase della globalizzazione nata a metà degli anni ’90 del secolo scorso e dall’emergere di nuovi paradigmi competitivi basati sulla sicurezza economica e sull’interdipendenza selettiva.

Il principio di sicurezza economica implica che la stabilità delle forniture e la continuità operativa divengano prioritarie rispetto al mero risparmio sui costi. Per le imprese, questo cambio di paradigma si sostanzia innanzitutto nel passaggio dal Just-in-Time al Just-in-Case, con l’accettazione di maggiori oneri logistici e di magazzino pur di accumulare scorte strategiche a protezione da shock esogeni. A tale strategia si affianca la ricerca di una ridondanza nelle forniture, sacrificando le economie di scala in favore della continuità operativa, e la necessità di un controllo più stringente sugli asset strategici: tecnologie critiche, dati e materie prime non sono più considerate semplici commodity acquistabili sul mercato, ma risorse da presidiare direttamente o tramite partner garantiti.

Parallelamente, il concetto di interdipendenza selettiva nasce dalla consapevolezza che, se l’autarchia è impossibile, la “globalizzazione indiscriminata” è divenuta rischiosa. Di conseguenza, le catene del valore si stanno riorganizzando anche secondo criteri di affinità politica e valoriale, spingendo verso il cosiddetto friend-shoring, ovvero lo spostamento delle forniture da paesi rivali o instabili verso nazioni alleate, e verso una progressiva regionalizzazione degli scambi all’interno di macroaree geografiche vicine. In questo nuovo scenario, l’accesso ai mercati è regolato da barriere non tariffarie sempre più selettive, dove la conformità a standard comuni — dalle normative ESG alla sicurezza dei dati — diventa il criterio discriminante che determina l’inclusione o l’esclusione dalle catene del valore globali.

Alla luce di questi paradigmi, la ricerca è stata articolata per coprire diversi temi come la diversificazione dei mercati che non va più solo considerata una strategia commerciale, ma una tecnica che risponde alle esigenze di diversificare il rischio, l’investimento in sostenibilità che diventa, tra le tante altre cose, un “passaporto” necessario per operare all’interno delle nuove aree di interdipendenza selettiva, l’integrazione dei servizi nelle esportazioni manifatturiere che diventa cruciale perché permette di mantenere il controllo sul valore aggiunto anche quando la produzione fisica deve essere spostata o riorganizzata per motivi di sicurezza. L’elemento di maggiore novità rispetto alle rilevazioni precedenti riguarda proprio quest’ultimo tema. Una parte dell’analisi condotta quest’anno si focalizza sulla qualità e sulla composizione del valore scambiato, piuttosto che sui soli volumi. L’elemento qualificante dell’indagine risiede, infatti, in una inedita doppia chiave di lettura del rapporto tra manifattura e terziario, due mondi sempre più interconnessi lungo le Catene Globali del Valore. Da un lato, si è indagato il fenomeno della servitizzazione del manifatturiero, misurando la quota di servizi (progettazione, assistenza, software) integrata nell’export di beni tangibili; dall’altro, si è analizzata la capacità delle imprese di servizi di agire come esportatori diretti, anche di beni materiali, superando la classica dicotomia settoriale. Tale approccio risponde alla necessità di comprendere l’evoluzione verso quello che la letteratura definisce “upgrade funzionale“: la capacità di presidiare le fasi immateriali a monte e a valle della produzione, dove oggi si concentra la maggior quota di valore aggiunto.

La scelta delle tematiche indagate in questa annualità dell’Osservatorio risponde alla precisa necessità di verificare come il tessuto imprenditoriale stia metabolizzando il passaggio dalla ricerca dell’efficienza pura alla costruzione di una solidità strutturale, presupposto necessario per garantire una maggiore flessibilità sistemica. In tale ottica, la decisione di analizzare l’esportazione di beni e servizi focalizzandosi sulla componente immateriale dello scambio  — dai servizi puri alla servitizzazione del manifatturiero —
deriva dalla consapevolezza che, in uno scenario di catene del valore frammentate, il controllo delle funzioni a più alto valore aggiunto rappresenta la forma più efficace di sicurezza economica. La capacità di presidiare ambiti quali il design, l’assistenza o il software garantisce infatti all’impresa una centralità nella filiera che la semplice fornitura di beni fisici non è sempre in grado di assicurare.

Coerentemente con questa visione, l’estensione dell’orizzonte temporale al 2026 e la sezione dedicata alla mappatura dei rischi vogliono essere strumenti per comprendere la profondità della reazione delle imprese esportatrici. L’obiettivo è rilevare se le aziende stiano adottando semplici tattiche difensive o se, al contrario, stiano pianificando una riconfigurazione strutturale della propria presenza estera attraverso la diversificazione dei mercati e dei fornitori, una mossa perfettamente allineata con la logica dell’interdipendenza selettiva che richiede di ridurre le vulnerabilità verso singoli partner o aree instabili.

Questa esigenza di concretezza giustifica anche il focus verticale sui due principali partner commerciali, Germania e Stati Uniti, scelti come cartina di tornasole per misurare gli effetti tangibili dell’incertezza globale. Attraverso l’analisi delle difficoltà strutturali del mercato tedesco e delle spinte protezionistiche di quello statunitense, la ricerca intende esplorare l’impatto reale delle sfide odierne.

Infine, le tematiche della digitalizzazione e della sostenibilità ambientale vengono rilette non più come semplici trend tecnologici, ma come requisiti sostanziali di accesso ai mercati. Nel nuovo contesto del friend-shoring, la conformità agli standard ambientali e l’interoperabilità digitale diventano infatti il “passaporto” indispensabile per operare all’interno delle filiere dei paesi partner, trasformandosi da costi di adeguamento a leve imprescindibili di competitività internazionale.

Un ringraziamento va al gruppo dei ricercatori OCSE di Trento che ha condiviso ulteriori approfondimenti e riflessioni sul tema dell’internazionalizzazione dei servizi.

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