Perché analizzare il rapporto tra digitalizzazione e forme di internazionalizzazione?
Tra i tanti effetti prodotti dalla pandemia due appaiono particolarmente rilevanti nell’analisi dell’evoluzione delle relazioni economiche internazionali:
• la diffusione dell’epidemia ha interrotto e messo in discussione le tradizionali catene globali di fornitura;
• le restrizioni che hanno caratterizzato le politiche di contenimento dell’epidemia stanno spingendo verso processi di adozione e apprendimento di tecnologie con le quali si sta preparando una nuova fase della globalizzazione.
Questa fase sarà probabilmente meno che in passato caratterizzata da
scambi internazionali di beni finali e intermedi, ma molto più da flussi di informazioni e condivisione di conoscenze a scala globale. Per le imprese si tratta dunque di prepararsi a questa nuova fase, che porterà a rivedere non solo l’organizzazione della produzione, ma lo stesso modello di creazione del valore sui mercati internazionali. L’export continuerà ovviamente a svolgere un ruolo fondamentale, ma non sarà più la modalità esclusiva per raggiungere i consumatori oltre frontiera. Altri modelli di entrata sui mercati esteri dovranno dunque diventare più familiari anche alle piccole e medie imprese, modelli che spesso richiedono la capacità di saper combinare, anche in maniera originale, le tecnologie digitali.
In quale misura l’economia del Nord Est si sta muovendo in questa direzione?
Di seguito vengono presentati i primi risultati di una indagine condotta su un campione di imprese manifatturiere del Nord Est il cui obiettivo è di analizzare la relazione fra modelli avanzati di internazionalizzazione e dotazione di tecnologie digitali. I dati sono stati raccolti nell’ambito del programma di ricerca “Digitalizzazione e forme di internazionalizzazione” realizzato in partnership con UniCredit.
Chi abbiamo intervistato? Le PMI manifatturiere del Nord Est
Hanno partecipato all’indagine 306 medie imprese manufatturiere del Nord
Est (Veneto, Trento, Friuli-Venezia Giulia). Due terzi di queste hanno un numero di addetti compreso tra 50 e 99, mentre il 33,7% ha più di 100 addetti. Le imprese si distribuiscono equamente tra metalmeccaniche (49,2%) e operanti in altro settore manifatturiero (50,8%). Il mercato prevalente è quello dei beni intermedi (48,1% delle imprese coinvolte), segue la produzione di beni diretti al consumatore finale (34,4%) e quella di beni strumentali (15,4%).

Quali strategie di internazionalizzazione adottano le PMI del Nord Est?
Le informazioni raccolte fanno emergere quattro profili di internazionalizzazione che, ad esclusione del primo, sono tra di loro non esclusivi (un’impresa può appartenere a più di un profilo e quindi utilizzare strategie di internazionalizzazioni miste).

La figura 1 rappresenta le diverse combinazioni di strategie di internazionalizzazione perseguite dalle medie imprese del Nord Est. Il 43,5% (133 imprese) si limita a vendere, acquistare o commissionare prodotti o servizi all’estero. Il
35% (107 imprese) vende e acquista all’estero come le precedenti, ma aggiunge una presenza più stabile di presidio dei mercati esteri attraverso reti di agenti all’estero, ma anche di filiali commerciali. Il terzo gruppo più rilevante per numerosità
(28 imprese, pari al 9,2% del totale) sceglie una strategia articolata: intrattiene relazioni di tipo commerciale con acquirenti e fornitori esteri, presidia i mercati attraverso agenti e/o filiali e sceglie di produrre all’estero.
