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The Arctic Route. Climate change impact, Maritime and Economic scenario, Geo-strategic analysis and perspectives

Quali prospettive per la Rotta Marittima Artica? I risultati di uno studio di Intesa SanPaolo e SRM

Condividi Pubblicato il 15 lug 2020

Lo scorso venerdì 3 luglio si è tenuto il webinair “The Arctic Route. Climate change impact, Maritime and economic scenario, geo-strategic analysis and perspectives” organizzato da Intesa Sanpaolo, Istituto Affari Internazionali e l’Osservatorio Maritime Economy di Studi e Ricerche per il Mezzogiorno. Il dibattito ha affrontato da diverse prospettive il tema dello sviluppo della Rotta Marittima Artica: dal crescente ruolo nello scenario internazionale di questa, agli aspetti geo-strategici, così come a quelli normativi, fino a considerare il ruolo del cambiamento climatico nel ri-definire l’importanza della regione.

L’Artico rappresenta un teatro geopolitico di sempre maggior interesse, la sua importanza è dovuta alla possibilità di apertura di nuove tratte commerciali, alle sue risorse energetiche ed alle sue peculiari caratteristiche strategiche. Tra gli stati rivieraschi vi sono i diversi attori politici globali come Russia e Stati Uniti, ma allargando la prospettiva a Paesi alle porte della regione il teatro vede coinvolti anche Unione europea, Cina e Giappone.
Dal punto di vista dei trasporti, la rotta ha avuto fino ad oggi una dimensione prettamente regionale. Tuttavia, lo sviluppo verso un ruolo logistico di livello internazionale sta emergendo e l’importanza dell’Artico quale corridoio tra Europa e Asia è tenuta in considerazione da molti attori pubblici e privati. Dalle evidenze raccolte nello studio, i traffici nell’artico rimangono in prevalenza di natura interregionale e difficilmente questa rotta diventerà una vera alternativa a Suez e alla centralità del Mediterraneo. Risulta comunque importante studiare cosa accade e osservare le dinamiche in corso.

Se fino ad oggi l’Artico è rimasto un’area di collaborazione tra gli attori sopracitati, oggi diversi elementi lasciano aperta la prospettiva di una dinamica competitiva nella regione. Tra i due estremi della lotta al cambiamento climatico, da un lato, e dello sfruttamento delle sue risorse energetiche, dall’altro, si sviluppano le strategie e le relazioni fra Stati a cavallo tra cooperazione e competizione.
La Russia è lo Stato con più popolazione, territorio e risorse nell’area. Il Paese possiede la flotta anti ghiaccio più sviluppata e più progetti infrastrutturali avviati. Mosca ha siglato, inoltre, il maggior numero di accordi con operatori di shipping cinesi.
Passando alla Cina, questa ha messo in piedi significativi investimenti nei settori energetici e logistici nell’area, favoriti in particolare dall’alta complementarietà con l’economia russa. Nello specifico i progetti statali per migliorare la logistica sono da leggere in chiave di un’integrazione della Northern Route nella One Belt One Road Initiative.
Gli Stati Uniti mantengono una strategia più cauta. L’interesse di Washington è di un containment verso Russia e Cina, non sembra urgente per loro un investimento pesante nella rotta, principalmente l’amministrazione americana è interessata nella libertà di navigazione nella zona russa.
L’Unione europea risulta molto esitante, nonostante un grande impegno sul fronte normativo e regolatorio, specie in chiave ambientale. Nonostante i Paesi scandinavi abbiano un efficiente sistema di porti e il sistema energetico artico potrebbe essere integrato nella sua strategia energetica e logistica, non vi è una chiara politica artica europea. Ciò risulta anche nell’assenza di un seggio per l’UE all’interno dell’Artic Council, organismo di cooperazione che raccoglie i paesi rivieraschi. Sul fronte multilaterale, infine, assistiamo ad una pluralità di fonti normativi e fori negoziali che vanno dal già citato Artic Council a linee guida non vincolanti, fino ad Accordi vincolanti.

Lo studio pubblicato da Intesa Sanpaolo e SRM contribuisce in maniera dettagliata e consistente al dibattito crescente sulla regione artica. Nel tracciare le conclusioni del dibattito del webinair, il direttore di SRM Massimo Deandreis, ha sottolineato come, data la sua posizione, a fronte di molte potenzialità la regione ha innegabili profili di difficoltà.

Alcuni di questi risultano superabili tramite maggiori investimenti e soluzioni innovative, mentre altri rimangono strutturali. La rotta artica ha, dunque, un gran potenziale. Tuttavia, nel prossimo futuro rimarrà una rotta regionale (seppur con evoluzioni verso flussi internazionali) e ciò è dovuto anche da importanti questioni climatiche. Ogni iniziativa futura, infatti, andrà valutata secondo un attento bilanciamento tra valutazioni economico-strategiche ed ambientali.

Link ad altri documenti

https://www.srm-maritimeconomy.com/p/the-arctic-route-climate-change-impact-maritime-and-economic-scenario-geo-strategic-analysis-and-perspectives/

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