
Per troppo tempo in Veneto si è parlato poco di startup e ancora meno di attrattività del capitale umano qualificato. Il nuovo bando regionale da 3 milioni dedicato al consolidamento delle startup innovative ha il merito di riportare il tema al centro dell’agenda politica. È un segnale importante e va detto con chiarezza e senza esitazione. Legare il sostegno pubblico alla capacità delle imprese di assumere ricercatori e personale altamente qualificato significa riconoscere che la crescita passa dalla conoscenza e che trattenere i giovani non è uno slogan ma una priorità strategica.
In una regione con università solide e un tessuto produttivo diffuso, l’idea di costruire opportunità qui per chi esce dai nostri atenei è una base condivisibile. Se il Veneto vuole continuare a crescere deve essere in grado non solo di formare competenze ma di offrire spazi professionali adeguati a chi le possiede. Allo stesso tempo è utile mantenere uno sguardo realistico. Tre milioni di euro rappresentano un punto di partenza, non una svolta strutturale. Il tema, infatti, non è soltanto quanti incentivi vengono messi a disposizione, ma quante imprese ad alto potenziale sono oggi in grado di assorbire capitale umano qualificato in modo stabile. I giovani restano dove esiste una domanda di lavoro qualificato continua e crescente, non dove ci sono bandi temporanei.
La vera sfida riguarda quindi la struttura produttiva delle imprese. Se vogliamo trattenere (e attirare) ricercatori e laureati dobbiamo aumentare il numero di startup che riescono a crescere davvero, ad accedere ai mercati, ad attrarre investitori, a trasformarsi da iniziative promettenti in imprese solide. Non necessariamente sovrascrivendo il modello economico precedente, ma semmai rinnovandolo attraverso l’integrazione di nuova tecnologia e modelli di business in filiere esistenti. Le assunzioni non possono essere il punto di partenza della crescita ma la sua conseguenza.
In questo senso è positiva l’attenzione del bando all’ingresso di investitori esterni e alla validazione di mercato dei progetti. Rafforzare il legame tra capitale pubblico e capitale privato è una direzione coerente con una politica industriale matura. Le risorse pubbliche funzionano meglio quando accompagnano dinamiche imprenditoriali già in movimento, non quando cercano di sostituirle.
Il Veneto ha una lunga tradizione manifatturiera e imprenditoriale. Oggi la partita si gioca anche sulla capacità di generare nuove imprese ad alta intensità di conoscenza che sappiano scalare e competere in contesti globali. Se questo accade, il capitale umano non avrà bisogno di essere trattenuto. Semplicemente troverà qui le opportunità che cerca.
Il bando approvato dalla Giunta è dunque un segnale positivo e necessario. Ora il passo successivo deve essere più ambizioso: costruire un ecosistema nel quale le startup non solo nascano, ma crescano, si consolidino e creino occupazione qualificata nel tempo. È su questo terreno che si misura la capacità di una regione di trasformare un buon incentivo in una strategia di sviluppo duratura.
* Articolo pubblicato sui quotidiani del gruppo NEM