
Monselice, un elegante borgo ai piedi dei Colli Euganei e allo stesso tempo perfettamente inserito nelle arterie del tessuto produttivo veneto e nordestino, ospita T4i, giovane impresa attiva nell’ambito della propulsione spaziale, che oggi conta una cinquantina di collaboratori e ha superato i dodici anni di vita, in costante crescita dimensionale e di fatturato. T4i è un caso intrecciato con l’ecosistema locale ma con aspirazioni internazionali: nasce infatti come spin-off dell’Università di Padova, ha come fornitori-partner prevalentemente componentisti localizzati in Veneto ma partecipa ad un settore, quello dello spazio, in rapida ascesa e dal carattere internazionale, come i progetti di cui è parte attiva. Il percorso di crescita dell’impresa è stato, fin dall’inizio, quello tipico di una startup deep-tech: a sostenere le prime fasi sono stati i finanziamenti europei, il supporto dell’università (quella di Padova, in questo caso) e la fiducia di alcune aziende che hanno creduto nello sviluppo tecnologico proposto. Il riconoscimento progressivo da parte del mercato ha poi permesso di avviare un ciclo di crescita più strutturato, fino all’ingresso di solidi partner industriali e al posizionamento attuale come PMI innovativa.
I sistemi propulsivi di T4i sono pensati per operazioni di accesso allo spazio, rientro orbitale, mantenimento della velocità e posizione del satellite, manovre per evitare collisioni e altri spostamenti del satellite. Internamente, l’impresa monselicense si occupa delle fasi progettuali, di validazione, assemblaggio e test, mentre la produzione di componenti viene esternalizzata ad attori specializzati, localizzati per la maggior parte in Veneto. Per controlli, validazioni e assemblaggio di propulsori da volo, T4i si è dotata di una camera bianca, già oggetto di un notevole piano di espansione data la crescita dei volumi di produzione.
Alla domanda riguardante i legami con il territorio e le relative aspettative di crescita la risposta è immediata: “Il Veneto (e in generale il Nord Est) possiede già un’ampia rete di soggetti specializzati e player di primo livello e si sta velocemente strutturando grazie anche all’impegno della Regione, tramite lo strumento della RIR dedicata (Rir Air). Le prospettive sono quindi rosee anche se, a differenza di regioni come il Piemonte o il Lazio, il territorio nordestino non può contare direttamente sui grandi “capofila” della filiera come Avio, Thales Alenia Space o Telespazio”, racconta Elena Toson, COO di T4i.
In generale, il settore dell’aerospazio può rappresentare una delle direttrici strategiche per l’upgrade industriale del Nord Est, permettendo di capitalizzare quelle eccellenze e capacità già radicate nel territorio, contribuendo al tempo stesso a ridurre i rischi legati all’incertezza delle filiere internazionali, oggi sempre più fragili e messe in discussione. Allo stesso tempo, il dialogo con le grandi corporate della filiera, da Leonardo a Thales Alenia Space, fino ad Avio (entrata anche nel capitale dell’impresa), resta un passaggio decisivo per crescere.
Sono relazioni che aprono opportunità industriali e finanziarie, ma che richiedono anche capacità di adattamento: la flessibilità e la velocità della piccola impresa nordestina devono infatti misurarsi con una burocrazia più complessa e processi decisionali più lenti, tipici dei grandi gruppi, delle agenzie spaziali e dei programmi statali.
Se il rapporto con i grandi player rappresenta quindi una leva importante, il percorso di crescita delle imprese della filiera spaziale si inserisce comunque in un quadro più ampio, segnato da alcuni colli di bottiglia che incidono sullo sviluppo dell’intero settore, come ad esempio le capacità di lancio in orbita, oggi messa in buona parte a disposizione da SpaceX, la nota azienda che fa capo a Elon Musk e recentemente quotatasi al Nasdaq, è il caso di dirlo, a cifre spaziali. Più complessa è invece la lettura dei dati relativi ad altri attori globali, come Russia, Cina e India: informazioni non sempre pienamente accessibili, ma che lasciano intravedere una crescita rapida.
La complessità del mercato dell’accesso allo spazio insieme al costante percorso di crescita dell’azienda, richiede che la quasi totalità dei collaboratori disponga di un titolo di studio terziario. Si tratta, in particolare, di lauree in ingegneria aerospaziale e meccanica o in ambito chimico, quest’ultimo legato soprattutto allo studio e alla gestione di materiali, fluidi e composti speciali. Queste caratteristiche rendono T4i una realtà attrattiva per ingegneri e progettisti anche oltre i confini nazionali, anche se non è sempre scontato intercettare e soddisfare le ambizioni di profili altamente qualificati, spesso attratti da grandi poli industriali e tecnologici come Monaco, Parigi o Milano. “In questo contesto, il forte e originario legame con l’Università di Padova rappresenta un vantaggio significativo, sia nella ricerca di competenze qualificate sia nello sviluppo di collaborazioni di ricerca e progettazione”, riferisce Micol Vinci, People and Culture Manager di T4i, aggiungendo “nel mercato del lavoro di oggi, l’importanza sta anche nelle competenze trasversali ed è necessario per l’azienda investire su aspetti quali flessibilità, autonomia e responsabilità, concetti chiave per rimanere competitivi in un settore altamente innovativo come lo spazio”.
T4i fornisce quindi un esempio di impresa dinamica, promettente e attrattiva, che opera in filiere ad elevato valore aggiunto senza rinunciare alla componente produttiva. In questa prospettiva, l’ambito spaziale si candida come una delle possibili traiettorie di upgrade industriale per il Nord Est: un settore capace di valorizzare competenze già radicate nel territorio, dalla meccanica avanzata al saper fare ingegneristico fino alla ricerca scientifica, e di aprire nuove opportunità in filiere ad alto contenuto tecnologico. Affinché questo potenziale possa tradursi in sviluppo diffuso e stabile, resta però cruciale il cordone ombelicale tra l’impresa e gli altri attori socio-economici: dai fornitori-partner alle università, fino ai decisori pubblici. Il tutto in una logica di ecosistema volta a generare valore complessivo per il territorio.