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Venture Clienting: una via nordestina all’innovazione

Condividi Pubblicato il 15 mar 2026

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In un precedente articolo sul tema, Giulio Buciuni e Alice Giacomelli hanno evidenziato l’enorme divario tra la Lombardia, regione che però include il polo finanziario di Milano, e il Nord-Est nel capitale raccolto tramite Venture Capital (948 milioni contro appena 100) e nel numero di unicorni (3 a 0). Ma hanno anche riportato come le regioni nordestine potrebbero recuperare terreno sfruttando modelli di Open Innovation che non prevedono l’utilizzo di partecipazioni dirette nell’equity delle startup, riducendo così il rischio dell’operazione.

In particolare, tra i modelli che si stanno proponendo maggiormente in quest’ottica vi sono il Venture Clienting e il Venture Building. Mentre quest’ultimo punta direttamente allo sviluppo interno di una startup da lanciare sul mercato (e di cui poter sfruttare i prodotti), il Venture Clienting si inserisce in una relazione di startup-as-supplier in cui però l’impresa non funge solo da primo acquirente di un prodotto già maturo, ma contribuisce alle fasi di testing e di validazione, fornendo conoscenze di mercato e risorse dedicate. In cambio, oltre ad una soluzione specifica per le proprie esigenze, la corporate o la PMI ottiene conoscenze tecnologiche, strumenti e competenze che rimangono come patrimonio interno e che rappresentano il vero guadagno di queste collaborazioni, da misurarsi nel medio-lungo termine.

Ed è proprio in riferimento all’orizzonte temporale e all’ambito operativo che tale modalità, il Venture Clienting, si propone come soluzione efficace non solo per le corporate ma anche per le PMI, spesso operanti come fornitori specializzati all’interno di filiere complesse. Infatti, nonostante la loro focalizzazione su peculiari requisiti tecnici, l’assenza di collaborazioni con agenti altamente innovativi ed esploratori dei nuovi cicli tecnologici, come le startup, rischia di schermare la percezione e la consapevolezza sulle evoluzioni dei trend tecnologici in atto, aumentando così il rischio di perdere competitività in un mondo in rapida accelerazione. Forme come il Venture Clienting servono proprio a tramutare questa potenziale criticità in un’opportunità: in questo modello le startup fungono infatti da “eyes and ears”, sondando i mercati e riportando le nuove innovazioni e applicazioni tecnologiche nelle value chains esistenti.

Tale modello vede crescere assieme il guadagno industriale e intangibile nel tempo, tanto che un recente rapporto del Polimi sullo stato dell’arte dell’Open Innovation e del Venture Clienting in Italia evidenzia che tra le imprese che hanno già adottato questa forma di collaborazione appena il 12% prevede di ridurre l’investimento, mentre quasi una su due (47%) ha intenzione addirittura di incrementarlo. Inoltre, lo stesso documento descrive la rigidità delle strutture delle corporate come uno dei principali ostacoli all’implementazione del venture clienting. Questo potrebbe rappresentare un vantaggio per le imprese nordestine, tipicamente di dimensioni ridotte e con strutture più agili integrate nei distretti.

In questo momento di incertezza e di sviluppo dell’IA, le imprese nordestine non possono rinunciare a presidiare i nuovi cicli tecnologici e in questo senso il venture clienting rappresenta un modello più snello e con minore esposizione al rischio per il capitale investito.

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