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Sezione 02 di 06

Manifesto per la nuova agenda di ricerca.

Indirizzi e priorità analitiche per il nuovo ciclo di sviluppo territoriale.

«Non basta studiare chi se ne va. Occorre capire cosa rende un luogo desiderabile per chi può scegliere dove costruire il proprio futuro.» — Manifesto per la nuova agenda di ricerca della Fondazione Nord Est

Oltre l'analisi dell'esodo: verso un Nordest che trattiene e attira competenze

Negli ultimi anni la Fondazione Nord Est ha contribuito in modo decisivo alla comprensione di uno dei fenomeni più rilevanti per il futuro del territorio: l'esodo dei giovani italiani, e in particolare dei giovani del Nordest. Un lavoro che ha analizzato, con dati e interpretazioni solide, la perdita di capitale umano qualificato e le implicazioni economiche, sociali e culturali di questo processo. Quella stagione di ricerca ha permesso di portare al centro del dibattito una questione sistemica: senza talenti non c'è competitività e senza competitività non c'è sviluppo duraturo.

Questa consapevolezza rappresenta oggi il punto di partenza per una nuova fase. Se finora l'attenzione si è concentrata sull'uscita dei giovani, è ora necessario interrogarsi sulle condizioni che rendono un territorio capace di attrarli e trattenerli. La vera sfida non è solo fermare la fuga dei talenti, ma costruire un Nordest in grado di attrarre competenze, energie imprenditoriali e capitale umano da tutto il Paese e dall'estero. In altri termini, non basta studiare chi se ne va. Occorre capire cosa rende un luogo desiderabile per chi può scegliere dove costruire il proprio futuro.

In questa prospettiva, un territorio è attrattivo se e nella misura in cui lo sono le sue imprese. Perché sono le imprese a creare opportunità professionali, traiettorie di crescita, luoghi di apprendimento, ma anche cultura organizzativa, senso di appartenenza e riconoscimento sociale. Senza imprese capaci di offrire percorsi sfidanti, retribuzioni competitive e ambienti di lavoro evoluti, nessuna politica territoriale di lungo periodo può avere successo. L'attrattività territoriale è quindi, prima di tutto, attrattività imprenditoriale.

Per rispondere a questa sfida, la Fondazione Nord Est avvia un nuovo ciclo di ricerca articolato in tre direzioni complementari. Tre prospettive che, insieme, hanno l'obiettivo di comprendere come sta cambiando il tessuto produttivo del Nordest e quali condizioni sono necessarie per preparare la sua economia alla frontiera dei prossimi vent'anni.

1. Il Nordest nelle catene globali del valore

Dalla quantità alla qualità dell'integrazione internazionale

Il Nordest è storicamente una delle aree più dinamiche d'Europa sul fronte dell'export. Tuttavia, la semplice capacità di esportare non è più sufficiente a definire la competitività di un sistema industriale. Occorre interrogarsi su che cosa esportano le imprese e quale parte del valore aggiunto rimane sul territorio.

Questo filone di ricerca analizzerà in profondità la posizione delle imprese del Nordest nelle catene globali del valore, con particolare attenzione alla natura delle funzioni svolte: design e R&D, controllo degli asset intangibili, capacità di orchestrazione dei mercati e delle reti produttive. L'obiettivo è far emergere un quadro chiaro: essere membri di una filiera globale non è di per sé garanzia di prosperità. La differenza la fa il controllo delle funzioni ad alto contenuto conoscitivo, che generano margini, attraggono talenti e alimentano investimenti.

Studiare la geografia del valore, più che quella del solo export, significa comprendere se il Nordest può continuare a competere come fornitore evoluto o se è chiamato a rafforzare la propria capacità di presidiare segmenti tecnologici e organizzativi più avanzati. Solo così si potrà sostenere una crescita basata non sulla compressione dei margini, ma sull'aumento della qualità del lavoro e del reddito.

2. Le startup del Nordest

Capire oggi le imprese che faranno il territorio di domani

Ogni territorio che aspira a essere protagonista nell'economia globale deve osservare con attenzione il proprio ecosistema di startup e innovazione. Le startup sono indicatori anticipatori: raccontano dove si sta spostando il capitale umano, quali tecnologie si stanno consolidando, quali modelli di business stanno emergendo.

Per questo, questo asse di ricerca analizzerà la popolazione delle startup del Nordest: settori, tecnologie, capitali raccolti, relazioni con l'università e con il sistema finanziario, capacità di scala. Non si tratta di contrapporre startup e imprese consolidate, ma di capire quanto la nuova frontiera imprenditoriale stia contribuendo a rinnovare il tessuto economico e quali condizioni servano per accelerarne lo sviluppo.

In particolare, si valuterà la disponibilità di capitale di rischio, la presenza di investitori istituzionali, l'infrastruttura di supporto e la qualità dei collegamenti con i centri di ricerca e con le filiere industriali storiche del territorio. Le startup non sostituiscono il sistema produttivo esistente, ma ne rappresentano la prosecuzione evolutiva. Ignorarle sarebbe un errore strategico.

3. Investimenti in ESG e wellbeing

Il lavoro come progetto, non solo come prestazione

La nuova generazione di lavoratori non cerca soltanto un impiego: cerca un progetto. Vuole credere nel luogo dove lavora, condividerne i valori, percepirne il contributo sociale, vivere un'esperienza di crescita. Questo passaggio culturale riguarda tutte le economie avanzate e tocca in modo diretto anche il Nordest.

Per questo, un filone di ricerca sarà dedicato a misurare e analizzare gli investimenti delle imprese del Nordest in ambito ESG e wellbeing, con una particolare attenzione ai modelli organizzativi che favoriscono inclusione, partecipazione, qualità del lavoro, formazione continua e benessere aziendale.

Studiare questi aspetti non significa adottare una prospettiva moralistica o modaiola. Significa riconoscere che la competitività futura dipende anche dalla capacità di attrarre persone motivate e qualificate, e che ciò avviene quando l'impresa diventa un luogo in cui realizzare un percorso di senso. Le imprese che sapranno interpretare questa transizione avranno un vantaggio competitivo significativo. Quelle che la trascureranno rischiano di essere penalizzate in termini di reputazione, produttività e capacità di reclutamento.

Preparare il Nordest al futuro

La nuova stagione di ricerca della Fondazione Nord Est nasce dunque con una consapevolezza chiara: la competitività del territorio passa dalla sua capacità di creare, trattenere e attrarre talento. E il talento si muove dove trova imprese solide, progetti significativi, prospettive di crescita, ecosistemi aperti e dinamici.

Questo programma di lavoro non è un esercizio accademico, ma una piattaforma strategica per accompagnare imprese, istituzioni e comunità verso una nuova fase di sviluppo. Un Nordest che non si limita a difendere il proprio modello, ma lo evolve; che non si accontenta di partecipare alle filiere globali, ma vuole guidarle; che non chiede ai giovani di restare per dovere, ma li convince a tornare o arrivare perché qui vedono futuro.

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